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Politica Nazionale

Ultimo aggiornamento sul caso Fakir: Analisi sistematica, a scanso di interpretazioni arbitrarie.

Aggiornato il: 28 Luglio 2026 alle ore 04:17

La Premessa: l'esito parziale dell'autopsia e la sequenza dei video emersi

Si è conclusa il 24 luglio l'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir presso il Sant'Orsola di Bologna. I primi riscontri, già anticipati dalla TAC, indicano polmoni pieni di sangue e segni di schiacciamento, un quadro compatibile con asfissia da possibile compressione toracica prolungata. Restano da completare, nei 90 giorni assegnati dalla Procura, gli esami istologici e tossicologici definitivi. Due agenti risultano iscritti nel registro per omicidio colposo, insieme a quattro operatori sanitari intervenuti sul posto.

Nei giorni successivi, il quadro visivo si è arricchito di ulteriori frammenti: un quarto video, proveniente dalla bodycam privata di uno dei due agenti (dispositivo non in dotazione, installato a propria tutela), mostra un momento antecedente all'intervento, con Fakir che entra in contatto con un altro uomo in maglietta bianca e cade a terra prima ancora che gli agenti lo blocchino. Un successivo fotogramma, mostrato in esclusiva dal Tg1, evidenzia la mano di un agente sotto la nuca dell'uomo — secondo il legale della difesa, un gesto finalizzato a impedire il contatto della testa con l'asfalto — accanto a una macchia di sangue che, sempre secondo la difesa, deriverebbe da una ferita procurata da Fakir stesso divincolandosi.

Perché questi video non sono (ancora) prova del nesso di causalità

È qui che si impone una distinzione tecnica che il dibattito pubblico tende sistematicamente a ignorare: un conto è ciò che un video mostra, un altro è ciò che un video dimostra sul piano del nesso di causalità giuridicamente rilevante. Ogni nuovo fotogramma diffuso produce un effetto quasi editoriale, orientando l'opinione pubblica, ma non stabilisce alcun nesso causale scientificamente accertato. La pragmatica giuridica richiede l'accertamento medico-legale completo (esami istologici e tossicologici, attesi in autunno), che possa stabilire se la compressione toracica, la posizione prona, eventuali patologie pregresse o una concausa esterna abbiano avuto un ruolo determinante. Un video che mostra una mano sulla nuca non permette da solo di stabilire questo nesso: può orientare l'indagine, ma non sostituisce l'accertamento tecnico. La sequenza quasi quotidiana di nuovi frame rischia di trasformare un'indagine tecnica in un processo mediatico permanente.

Valutazione puntuale: linee guida reali vs. quanto emerso

Dal maggio 2026 esiste un documento ufficiale di 18 pagine del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, le "Linee guida per la gestione delle persone non collaborative", acquisito agli atti dalla Procura di Bologna. È possibile confrontare punto per punto i criteri previsti dal protocollo con quanto finora emerso:

Criterio previsto dal protocollo Stato risultante ad oggi
Evitare il prolungamento della posizione prona con compressione del torace Conteso — l'autopsia rileva segni di schiacciamento; la difesa nega compressioni inibitorie.
Riposizionare il soggetto in decubito laterale in attesa dei sanitari, una volta immobilizzato Criticato — un legale della famiglia sostiene che il video mostri l'agente occupato ad ammanettare i piedi invece di verificare il respiro.
In caso di segni di malessere, allentare subito la presa e chiedere personale sanitario Da accertare — punto centrale ancora al vaglio della Procura tramite analisi delle bodycam.
Adeguatezza del soccorso sanitario inviato (118) Criticità oggettiva — è stata inviata un'ambulanza di volontari della Croce Rossa, senza medico a bordo, per un caso segnalato come crisi psichiatrica.
Uso proporzionato di strumenti di contenimento Conteso — il legale degli agenti sostiene piena proporzionalità e correttezza tecnica dell'intervento.

Il quadro che emerge non consente affermazioni nette in nessuna delle due direzioni. Solo l'esito completo delle indagini tossicologiche e istologiche potrà sciogliere questi nodi con un grado di certezza tecnica, non i frammenti video diffusi settimana dopo settimana.

La Tesi Difensiva: L'imprevedibilità degli interventi su strada

1. Il limite del giudizio ex-post (la "Sindrome del Lunedì Mattina")
  • Contesto reale: L'operatore prende decisioni in frazioni di secondo, sotto stress estremo e in contesti caotici.
  • Non-scientificità: Non esiste un'equazione matematica che calcoli la forza esatta necessaria a immobilizzare un soggetto in stato di agitazione senza correre rischi medici.
2. Obbligo di autotutela e difesa dell'ordine pubblico
  • Incolumità degli agenti: Il personale ha il diritto e il dovere di operare in sicurezza; il contenimento fisico è l'unica alternativa a strumenti più lesivi in caso di forte resistenza.
  • Tutela collettiva: L'intervento nasce per neutralizzare un pericolo pubblico. L'inerzia o un approccio eccessivamente morbido violerebbero i doveri istituzionali degli agenti.
3. Il vero punto debole non è l'agente, ma il sistema a monte
  • La carenza strutturale reale: Agli agenti, secondo la loro stessa segnalazione al 118, era stata comunicata una crisi psichiatrica in corso — eppure il 118 ha inviato un'ambulanza di soli volontari della Croce Rossa, senza medico a bordo. Se qui c'è una responsabilità sistemica, è nella catena dei soccorsi, non nella reazione istintiva di due agenti lasciati soli davanti a un'emergenza per cui non erano attrezzati.
  • Il paradosso sociologico: Manca un metodo scientificamente sicuro al 100% per immobilizzare una persona non cooperativa escludendo complicanze come l'asfissia posizionale. L'intervento fisico coercitivo, se documentato in video e decontestualizzato, viene immediatamente etichettato come "fascistoide" o autoritario, mentre lo stesso clima urbano viene percepito come sempre più privo di argini. Il rischio è duplice: l'inefficacia dello Stato per eccesso di prudenza penale degli agenti, o la radicalizzazione dello scontro fisico quando l'intervento diventa inevitabile.
Analisi Storica · 2 Agosto 1990 - 02/ Agosto 2026

«Strage di Stato»

L'intervento di Luigi Cipriani alla Camera dei Deputati nel decimo anniversario della strage alla Stazione di Bologna (02/08/1980)

Camera dei Deputati · Democrazia Proletaria · Roma, 2 agosto 1990

L'analisi del celebre discorso tenuto alla Camera il 2 agosto 1990 dal deputato di Democrazia Proletaria, Luigi Cipriani, in occasione del decimo anniversario della strage di Bologna, mette in luce una durissima critica alle verità giudiziarie dell'epoca. Il deputato sostenne la tesi radicale secondo cui attribuire la strage esclusivamente alla matrice neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) rappresentasse, in realtà, l'ultimo e definitivo depistaggio ordito dagli apparati statali. Di seguito viene proposta un'analisi strutturata dei passaggi chiave, del contesto geopolitico evocato e delle implicazioni politiche di quell'intervento parlamentare.

Il nucleo del discorso e la citazione chiave

L'asse portante dell'intervento di Cipriani si concentra sulla richiesta di modificare la memoria storica ufficiale dell'evento, contestandone la definizione stessa. Nel suo intervento, il deputato chiese provocatoriamente di modificare la lapide commemorativa, contestando la definizione di «strage fascista» e invocando invece l'espressione «strage di Stato».

«Bisognerebbe cambiare la lapide di Bologna: non più "strage fascista", ma "strage di Stato".»

— On. Luigi Cipriani, Democrazia Proletaria, Aula della Camera, 2 agosto 1990

Sostenne che l'attribuzione della responsabilità ai NAR fosse l'ultimo depistaggio per nascondere il coinvolgimento di apparati deviati e scenari internazionali, in una ricostruzione che intrecciava la pista nera con quella istituzionale e atlantica.

Punti salienti dell'analisi

  • Contestazione della «pista fascista» Cipriani rifiutò la responsabilità esclusiva dei NAR (Fioravanti e Mambro), definendo la condanna giudiziaria un depistaggio per coprire mandanti istituzionali e responsabilità più ampie.
  • Connessione con Ustica Il discorso legò indissolubilmente la strage del 2 agosto 1980 al disastro del DC-9 Itavia del 27 giugno precedente, sostenendo che l'esplosione di Bologna servì a coprire le responsabilità internazionali legate al caso Ustica.
  • Scenario internazionale e «Strage di Stato» Cipriani inquadrò l'evento in uno scenario geopolitico di Guerra Fredda, coinvolgendo servizi segreti occidentali (CIA), strutture atlantiche e apparati deviati italiani. Con l'espressione «strage di Stato», accusò lo Stato di complicità attiva o passiva per ragioni di politica internazionale.

Valutazione storica. Il discorso, sintesi dell'opposizione antisistema della sinistra extraparlamentare, è un documento complesso. Sebbene formulato da un deputato di sinistra, le parole di Cipriani sul «depistaggio» a danno dei neofascisti sono citate in contesti successivi per sostenere la necessità di indagare piste alternative, distanziandosi dalle sentenze definitive.

Archivio Parlamentare Memoria Storica Bologna 1980–1990

Aggiornamento politico

Remigrazione e riconquista, terminata la raccolta firme: attesa per il passaggio in Parlamento

23 giugno 2026 — La proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e riconquista” ha chiuso la fase della raccolta firme e si prepara al passaggio istituzionale successivo, che precede l’eventuale esame parlamentare.

Con la conclusione della campagna di raccolta, il testo entra nella fase di presentazione formale alle istituzioni competenti. Il raggiungimento del quorum delle 50.000 firme rappresenta il passaggio necessario per portare la proposta all’attenzione del Parlamento, ma non equivale a un’approvazione né garantisce un iter rapido o automatico.

Sul piano procedurale, una proposta di iniziativa popolare viene depositata e poi assegnata agli organi parlamentari competenti, che ne valutano il contenuto secondo i normali passaggi legislativi. In questa fase, dunque, si apre la prospettiva di un confronto politico e tecnico sul testo, con tempi e sviluppi che dipendono dalle decisioni delle Camere.

La fine della raccolta firme segna un punto di arrivo per la campagna, ma anche l’inizio della verifica istituzionale del progetto di legge.

Che cosa succede adesso

  • La proposta viene formalmente depositata come iniziativa popolare.
  • Le Camere ne valutano l’assegnazione alla commissione competente.
  • L’esame parlamentare può portare a modifiche, audizioni o archiviazione.
  • L’esito finale resta affidato al percorso legislativo ordinario.

Il tema è destinato a rimanere al centro del dibattito politico, anche per il forte valore simbolico del testo e per la natura divisiva delle misure proposte. Nelle prossime settimane, l’attenzione sarà rivolta soprattutto al primo passaggio formale e alla reazione dei gruppi parlamentari.

Fonte: elaborazione giornalistica basata su informazioni pubbliche relative alla proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e riconquista”.

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