Non siamo mai stati né di sinistra né di destra. Per noi un Paese non è metà della sua popolazione che si combatte ferocemente contro l'altra metà, fomentata localmente da partiti rivali. Un Paese è una nazione, non due fazioni di un corpo elettorale, dormiente per quattro anni, che si risvegliano durante tre settimane di frenetica campagna politica.
Un'epoca prodigiosa, in cui i nostri padri dovevano solo seguirci, in cui, ovunque, giovani dagli occhi e dai denti da lupo si alzavano, balzavano in avanti, vincevano e si preparavano a cambiare il mondo.
Siamo il popolo di una nazione, di una terra, di un passato. Potremmo non saperlo. Potremmo cercare di dimenticarlo. Ma gli eventi ci riportano rapidamente alle fonti della nostra vita.
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Il corteo dei 10.000 patrioti di ieri a Roma ha segnato una svolta. Si è trattato di una manifestazione trasversale la cui spina dorsale era composta da uomini e donne disposti a esporre se stessi, percorrere distanze, impegnarsi e sacrificarsi su un principio facile da comprendere.
«Difesa ad oltranza della propria sopravvivenza come Popolo»
Sì, 5 milioni e mezzo di immigrati lasciati entrare senza parametri selettivi in una malata accoglienza indiscriminata sono una minaccia reale alla nostra esistenza.
L'Italia è inclusa in uno schema europeo di annientamento etnico, lo stesso che ha lasciato insediare 64 milioni di stranieri sul suolo continentale.
Fino a quando abbiamo protestato debolmente, il problema è stato nascosto come polvere sotto un tappeto. Ora che è arrivato il rifiuto popolare conclamato, si inizia a intravedere il profilo tragico di un Conflitto Civile.
La nostra proposta di legge sulla Remigrazione e la Riconquista arriva alle porte del Parlamento Italiano con la forza del diritto Costituzionale.
150.000 firme (ad oggi) che nascondono una forza di opinione di milioni, legittimata a diventare un nuovo capitolo nella politica Immigratoria di questa Nazione.
Cercheranno di sbarrare il passo ad un diritto, aiutati da una informazione antifascista, mafiosa e bugiarda, la quale deforma e nasconde con premeditazione.
«Ma comunque vada, da parte nostra, non è prevista nessuna resa. Lo scontro frontale inizia ora.»
Solo il nostro senso di responsabilità eviterà di guardare con senso di emulazione agli esempi inglesi ed irlandesi. Invitiamo l'Aula e una classe politica sostanzialmente complice a non mettersi comoda, a non confondere la compostezza con la passività.
Qui si gioca la sopravvivenza di un Popolo, non qualche teoria transgender.
«La situazione è realmente grave e ci auguriamo abbiano nel Palazzo la saggezza di trattarla come tale prima che sia troppo tardi.»
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