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Il Selvaggio – Il blog Sovranista ed Identitario di Siena e provincia.

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Legge elettorale · Scenario 2032

Sotto il 42%: il rischio del finto bipolarismo e lo spazio per Vannacci

Fonte: Fux Fucito · Bollettino del 08/10/2026, ore 12:23
I nostri capisaldi
  • Legalità come fondamento non negoziabile della convivenza civile.
  • Disciplina intesa come forma di libertà interiore, non come mera sottomissione a un ordine gerarchico.
  • Sacrificio personale in nome di un bene superiore alla propria individualità: lo Stato, la comunità, la sicurezza dei cittadini.
  • Riservatezza e umiltà del servizio: il rifiuto della vanità personale a favore del compito da svolgere.
«La cultura eroica si presentava come un'alternativa alla cultura liberale borghese e si differenziava anche dal progetto egualitarista marxista. Le società agonizzanti stabilivano un ordine culturale in cui tutto ruotava attorno all'esperienza esistenziale del conflitto. Questo non significava vivere in uno stato permanente di guerra e aggressione, ma implicava trasferire i valori e l'etica eroica nella vita sociale. Per Mussolini, una cultura basata sulla vita come lotta travalicava i concetti di tenacia, sforzo, onore, lealtà e sacrificio dal piano guerriero al piano sociale.» — Carlos Videla, “Lo spirito del fascismo”

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Vai al caso Roggero
Martedì 29 Settembre 2026 Aggiornamento di prima pagina Bollettino delle ore 23:04
Analisi · Cronaca Aggiornato il

La Costituzione non ha colore. Ha criteri.

L'incendio alla sede di CasaPound a La Spezia non è un atto politico, ma criminale. Un'analisi su come i criteri della XII disposizione transitoria oggi identifichino, nei metodi dell'antifascismo violento, le stesse caratteristiche che i Padri Costituenti vollero bandire.

Firma: Fux Fucito Lettura: 6 min Stato: pubblicato

La notte del 12 settembre, a La Spezia, qualcuno ha dato fuoco alla sede di CasaPound. L'Olandese Volante, così si chiama. Un luogo dove da sei anni si fa politica. Dove si organizzano incontri, iniziative, dibattiti. Dove si esercita un diritto costituzionale: quello di associarsi per partecipare con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Articolo 49. Lo stesso articolo che protegge ogni altra associazione politica italiana. E allora fermiamoci un momento. Respiriamo. E ragioniamo.

Cosa dice davvero la Costituzione

I padri costituenti, nella loro saggezza, non si limitarono a vietare la "ricostituzione del partito fascista" in termini nominali. Sapevano che i nomi cambiano, che le sigle si trasformano, che le bandiere si riciclano. Sapevano che il pericolo non stava in un nome, ma in un metodo.

Per questo la XII disposizione transitoria e finale, e la Legge Scelba che l'ha attuata, identificano il "partito fascista" attraverso tre caratteristiche precise, indipendentemente da come esso si chiami: il disprezzo per il sistema democratico e per il dibattito politico; l'utilizzo della violenza come strumento di lotta politica; l'odio nei confronti degli avversari e la precisa volontà della loro sopraffazione fisica.

Questi sono i criteri. Non altri. Non il nome. Non i simboli. Non i riferimenti storici. I comportamenti. I metodi. Le azioni. E allora la domanda diventa inevitabile: oggi, nel 2026, chi risponde a questi criteri?

CasaPound nel 2026

CasaPound opera in Italia da oltre vent'anni. Ha sedi in decine di città. Pubblica libri. Organizza concerti, iniziative sociali, raccolte fondi. Presenta liste, programmi, candidati. Fa politica. Si può essere d'accordo o meno, questo lo giudicheranno gli elettori, ma fa politica dentro il sistema democratico. Non contro.

I suoi militanti non assaltano le sedi avversarie. Non aggrediscono gli oppositori per strada. Non incendiano. Non sparano. Non praticano la violenza come metodo. Difendono una Costituzione che i loro Padri Ideali non contribuirono a scrivere. Difendono una democrazia in cui, cento anni fa, i loro riferimenti storici non credevano. Questo è un fatto verificabile e documentabile.

«Chi incendia una sede politica disprezza il dibattito. Chi impedisce con la forza un comizio disprezza il dibattito.»

Dalla XII disposizione transitoria e finale

Il paradosso dell'antifascismo militante

E ora guardiamo dall'altra parte. Guardiamo a chi, nel 2026, soddisfa uno per uno i tre criteri con cui i padri costituenti identificarono il "fascismo". Chi incendia una sede politica o impedisce con la forza un comizio disprezza il dibattito. Chi trasforma l'avversario in un nemico da eliminare, anziché in un interlocutore da convincere, disprezza il dibattito.

Le molotov. Le spranghe. I sassi. Le teste rotte. Le sedi incendiate. La violenza, sistematica, organizzata, rivendicata. Questa non è protesta. È metodo. È strumento. È lotta politica attraverso la forza. Un linguaggio di guerra, di sopraffazione, di chi non accetta che l'altro esista.

Una distinzione fondamentale

Fermiamoci un attimo. Chiariamo. Esiste un antifascismo ideale, culturale, storico che ha tutto il diritto di esistere. Ma esiste anche un altro antifascismo. Quello militante. Quello che non studia, ma picchia. Quello che non argomenta, ma incendia. Quello che ha trasformato l'antifascismo da ideale costituzionale in identità tribale. Da memoria storica in violenza.

È questo secondo antifascismo che oggi soddisfa i tre criteri della XII disposizione. Ed è questo secondo antifascismo che va chiamato con il suo nome: teppismo, criminalità e mafia.

Il paradosso storico e la conclusione

I movimenti della destra radicale, che cento anni fa non credevano nella democrazia, oggi la difendono, la praticano e la rispettano. I movimenti dell'antifascismo militante, che cento anni fa avrebbero dovuto essere i custodi della democrazia, oggi la disprezzano, la violentano e la incendiano. I ruoli si sono invertiti.

La sede di CasaPound a La Spezia è stata incendiata. Non è un atto di antifascismo. È un atto criminale. E come tale va trattato. Senza distinguo. Senza "sì, ma". Va chiamato con il suo nome: attentato terroristico. È il tentativo di zittire un avversario non con le idee, ma con il fuoco. La Costituzione ha parlato chiaro. I criteri restano. E valgono per tutti.

La sintesi del caso

  • 12 settembre, La Spezia: incendio doloso alla sede di CasaPound.
  • La XII disposizione identifica il "fascismo" con tre criteri: disprezzo per la democrazia, uso della violenza, volontà di sopraffazione fisica.
  • CasaPound oggi opera con metodo democratico, presentandosi alle elezioni e rispettando le istituzioni.
  • L'antifascismo militante, con molotov e aggressioni, soddisfa oggi quei tre criteri costituzionali.
  • L'attentato non è un "gesto isolato", ma un atto di violenza politica, intimidazione e mafia.

«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.»

Articolo 49 · Costituzione italiana

Torino • 17 luglio 2026, ore 16:57 • Fonte: ANSA

Il gioielliere Mario Roggero è entrato nel carcere di Bollate. Il ministro Carlo Nordio ha attivato l'istruttoria dei magistrati per la grazia. La premier Giorgia Meloni si è espressa duramente sui social contro l'ipotesi di risarcimenti ai familiari dei rapinatori.

■ Il Selvaggio · Siena · Analisi agosto 2026
Giustizia · Legittima difesa · Stato di diritto · Opinioni

Il De Profundis della giustizia italiana scritto da un Generale dei Carabinieri in servizio

In Italia è normale che rapinatori e ladri siano risarciti dalle vittime. Se ci scappa il morto, ad andare in galera è sempre la vittima. Mentre i parenti del delinquente vengono coperti d’oro. Un atto d’accusa senza sconti al sistema che ha smarrito il senno.


14 a. 9 m.
condanna a Mario Roggero, 72 anni, per aver difeso la famiglia
780.000€
provvisionale esecutiva alle famiglie dei rapinatori
3,3 Mln
richiesta risarcitoria complessiva delle 15 parti civili

Il caso Roggero

È il caso del 72enne Mario Roggero, entrato in carcere dove sconterà 14 anni e 9 mesi per aver sparato e ucciso due dei tre rapinatori armati che avevano appena preso in ostaggio sua moglie e sua figlia nella gioielleria di famiglia.

Per i giudici, quando ha sparato la rapina era già “finita”. Come se il cervello di un uomo alla settima rapina disponesse di un interruttore e di un cronometro processuale. Ma non finisce qui: ha sul groppone anche una provvisionale esecutiva di 780.000 euro per le famiglie dei rapinatori (15 parti civili), a cui si aggiungono le parcelle legali. Richiesta complessiva: 3,3 milioni. Roggero ha già venduto immobili, lanciato una colletta online. Due proprietà pignorate.


Non è un’eccezione. È un classico

Francesco Putortì, 50 anni, macellaio a Reggio Calabria. Quindici anni e sei mesi per aver accoltellato due ladri catanesi che aveva trovato in casa sua, al piano di sopra, con le sue pistole in mano. Le sue pistole, rubate dalla sua cassaforte, puntate contro di lui nel suo corridoio. Ha preso un coltello dalla sua cucina e si è difeso nella sua casa. Omicidio volontario. Legittima difesa negata.

Due uomini, due vite distrutte, un unico messaggio dello Stato italiano: non reagire. Subisci. Lascia che ti portino via tutto. E se proprio non riesci a restare fermo mentre ti puntano un’arma contro, preparati a pagare.

In quale altro Paese al mondo accade questo? In quale Paese civile chi delinque ha l’assicurazione sugli infortuni professionali pagata dalla vittima?

Il tariffario della Repubblica

Mettiamo in fila i numeri, perché le cifre urlano più forte di qualsiasi editoriale. Un operaio che cade da un’impalcatura e muore sul colpo lascia alla vedova un assegno INAIL di 12.342 euro una tantum e una rendita che non basterà mai a pagare l’affitto. Un cittadino assassinato per strada garantisce ai familiari un indennizzo statale di 50.000 euro. Un rapinatore che muore mentre rapina a mano armata può fruttare ai parenti dieci, venti, quaranta volte tanto.

Il morto onesto vale un quarantesimo del morto delinquente. Non è un’opinione. È il tariffario della Repubblica.


La posizione de Il Selvaggio · Siena Non si tratta di invocare il Far West. Si tratta di ristabilire un principio elementare: chi delinque si assume il rischio delle conseguenze. Chi lavora onestamente merita tutela. Chi muore ammazzato vale più di chi muore ammazzando. Una domanda che a Siena, come in ogni città italiana, merita una risposta vera — non uno slogan elettorale.
Il Selvaggio · Siena Testo: Gen. Brig. Roberto Riccardi, Carabinieri · Redazione · 11 agosto 2026
↓ pillole

Memento

L'associazione culturale e civica Il Selvaggio di Siena ha dimostrato una forte solidarietà e cittadinanza attiva mobilitandosi in prima linea per portare soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dalle devastanti alluvioni in Emilia-Romagna (maggio 2023) e in Toscana (novembre 2023).

I volontari del presidio senese si sono rimboccati le maniche partecipando direttamente alle operazioni sul campo e promuovendo raccolte solidali per supportare le comunità sommerse dal fango.

Guida alla lettura di questa Home Page

Un unico filo conduttore, temi diversi. Dopo mesi di attenta elaborazione, anche delle sue caratteristiche tecniche, il sito www.ilselvaggio.it sta diventando sempre più uno spazio dedicato a un'utenza fidelizzata. Si tratta di lettori che hanno imparato, con una certa agilità, a navigare non solo nella home page, ma anche a fare riferimento agli archivi presenti, come la bacheca editoriale (quella della matita) in costante aggiornamento, che rimandano ai contenuti interni per chi avesse desiderio di approfondire tutte le nostre argomentazioni. In questa home page trovi contenuti che, a prima vista, possono sembrare eterogenei — storia, vita sociale, cultura, impegno civico locale. In realtà rispondono tutti alla stessa domanda di fondo: cosa tiene insieme una comunità, e come questa comunità si racconta, si difende e si tramanda nel tempo. Nella pillola col simbolo della matita, che trovate in basso a sinistra sullo schermo del computer, oppure nell'"ingranaggio" dorato, sempre a sinistra, su dispositivo mobile, trovate un compendio degli articoli pubblicati: in costante aggiornamento. Ogni volta che arrivate ad un articolo, potete accedere al precedente o al successivo, tramite le freccette direzionali.

Continua a leggere

Ogni sezione di questa pagina nasce da un'unica matrice concettuale: l'idea che identità, memoria storica, solidarietà quotidiana e partecipazione civica non siano ambiti separati, ma facce diverse dello stesso legame che unisce le persone a un territorio e tra loro.

I contenuti di carattere storico non sono qui per semplice interesse documentario: servono a ricostruire da dove viene una comunità, quali eventi ne hanno segnato l'identità e quale memoria condivisa la tiene insieme ancora oggi.

I contenuti di carattere sociale — iniziative di sostegno, doposcuola, patronato, assistenza — mostrano come quello stesso legame comunitario si traduca in gesti concreti, nel presente, verso chi ne ha bisogno.

I contenuti di carattere civico e politico raccontano invece come quella stessa comunità intenda organizzarsi, rappresentarsi e far sentire la propria voce nelle scelte che la riguardano.

Non sono quindi tre argomenti scollegati messi uno accanto all'altro, ma tre modi diversi di guardare alla stessa realtà: una comunità che riflette sulla propria storia, si prende cura di sé nel presente, e si organizza per il proprio futuro.

Questa guida non sostituisce la lettura dei singoli articoli, ma vuole offrire una chiave d'interpretazione d'insieme, utile per orientarsi tra le diverse sezioni della pagina e negli archivi del sito senza perdere di vista il filo che le collega.

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Memoria storica · Anni di piombo

Sergio Ramelli, cinquant'anni dopo: le vite tranquille di chi lo uccise

Una ricostruzione di ciò che è accaduto, dopo le condanne, ai responsabili dell'aggressione che nel 1975 costò la vita a un diciottenne colpevole solo di pensarla diversamente.

L'aggressione del 1975

Il 13 marzo 1975 un gruppo legato al servizio d'ordine universitario di Avanguardia Operaia aggredisce a Milano Sergio Ramelli, diciottenne di destra, mentre sta legando il proprio motorino sotto casa, in via Paladini. Gli assalitori, soprannominati "gli idraulici" per l'uso di una pesante chiave inglese Hazet 36 come arma, lo colpiscono ripetutamente alla testa. Ramelli morirà dopo un mese e mezzo di agonia. Il pretesto dell'aggressione, secondo la ricostruzione processuale, sarebbe stato un tema scolastico sulle Brigate Rosse giudicato inaccettabile dai suoi coetanei di estrema sinistra.

L'identità dei responsabili rimane ignota per oltre un decennio. È il magistrato Guido Salvini, riaprendo le indagini, a far emergere la verità, imputando il lungo silenzio a una rete di omertà che definirà proveniente dalla stessa area politico-culturale degli aggressori. Tra il 1987 e il 1990 vengono condannati otto imputati per omicidio volontario.

Gli esecutori materiali

Marco Costa, individuato come il capo del gruppo che colpì Ramelli, dopo la laurea intraprende la carriera militare come ufficiale medico in Marina, per poi specializzarsi in medicina iperbarica, disciplina che arriverà a dirigere in un istituto lombardo. Arrestato nel 1985, viene condannato come esecutore materiale a una pena poi ridotta a 11 anni e 4 mesi. Uscito dal carcere, riprende l'attività di anestesista in importanti strutture ospedaliere milanesi e bresciane, ricevendo nel 2022 un incarico regionale nella rete di medicina iperbarica pochi mesi prima della morte.

Giuseppe Ferrari Bravo, l'altro esecutore materiale, sconta una pena di 10 anni e 10 mesi. Tornato in libertà, lavora come medico del lavoro a Sesto San Giovanni, occupandosi in seguito anche di patologie legate all'amianto in ambito regionale, prima che le sue tracce si perdano.

Chi sorvegliava e allertava

Claudio Colosio, che nel commando aveva il compito di sorvegliare la zona e dare l'allarme, viene condannato nel 1990 a 7 anni e 9 mesi. Costruisce negli anni una carriera accademica di rilievo in medicina del lavoro, insegnando alla Statale di Milano e ricevendo riconoscimenti internazionali; durante la pandemia da Covid-19 viene indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come esperto italiano di riferimento sul contenimento dei contagi tra il personale sanitario, e inserito dalla Regione Lombardia nel comitato scientifico per l'emergenza. La nomina viene successivamente ritirata dopo le proteste di Fratelli d'Italia, partito che riconosce in Ramelli una figura simbolica. Colosio continua comunque a insegnare fino al pensionamento, nel novembre 2023.

Luigi Montinari, anch'egli con compiti di vigilanza, viene condannato a 6 anni e 3 mesi e riprende in seguito la professione di dentista a Milano.

Gli altri condannati

Claudio Scazza, condannato a 6 anni e 3 mesi, diventa in seguito primario di psichiatria in un ospedale milanese. Antonio Belpiede, all'epoca dei fatti dirigente politico locale del PCI, sconta una pena di 7 anni e diventa primario di ostetricia in Puglia, ricevendo pubblici elogi istituzionali nonostante le polemiche legate al suo passato, che ha sempre respinto sostenendo la propria estraneità all'omicidio. Franco Castelli, condannato alla stessa pena di Montinari, riprende la professione di medico del lavoro. Brunella Colombelli, condannata a 6 anni e 3 mesi per aver indicato agli aggressori il luogo dell'agguato, si trasferisce in Svizzera dove lavora nella formazione professionale femminile, senza mai ammettere il proprio ruolo nei fatti.

La lettera mai davvero riparatrice

Prima della sentenza, alcuni dei condannati scrivono una lettera alla madre di Sergio, Anita Ramelli, in cui tentano di spiegare l'accaduto come frutto del clima politico dell'epoca, offrendo anche un risarcimento economico. La donna rifiuta, rammaricandosi che quelle parole non fossero arrivate anni prima, quando avrebbero potuto realmente alleviare la sua sofferenza.

Ricostruzione basata sull'articolo "Sergio Ramelli, che fine hanno fatto i suoi assassini" di Antonio Rossitto, pubblicato su Panorama.it il 10 maggio 2025.
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    sede de il selvaggio

    Un'anima civica e culturale nel cuore di Siena

    L'Associazione Culturale "Il Selvaggio" si distingue nel panorama senese per una duplice missione: la promozione della cultura come strumento di coesione sociale e un attivismo civico profondamente radicato nel territorio. Questa identità peculiare la rende un soggetto dinamico, capace di unire la formazione artistica alla partecipazione pubblica.

    Intervento Civico e Memoria Storica

    L'Associazione manifesta una forte sensibilità verso i temi dell'attualità nazionale e la tutela della memoria storica. Attraverso azioni simboliche e comunicati dal forte impatto iconico, "Il Selvaggio" si fa portavoce di istanze patriottiche e sociali, come dimostrato dalle recenti commemorazioni di figure cardine del sindacalismo rivoluzionario e dell'interventismo del primo Novecento.

    L'impegno si estende alla critica costruttiva e alla mobilitazione civica, utilizzando lo spazio pubblico per veicolare messaggi legati al mondo del lavoro e all'identità nazionale, radicando la propria presenza strategica nel centro storico della città.

    La Cultura come Funzione Sociale

    Parallelamente all'attività civile, l'Associazione promuove iniziative formative gratuite aperte alla comunità. Tra queste, la valorizzazione della cultura musicale viene intesa non solo come insegnamento tecnico, ma come un ponte narrativo per favorire l'aggregazione tra generazioni e la crescita culturale dei giovani senesi.

    "Un'identità valoriale radicata nei simboli e nel territorio, dove l'arte e l'impegno civile convergono per il bene della comunità."

    Il Selvaggio – Siena: Presidio Civico e Culturale-Blog di Siena e provincia.

    Un luogo di pensiero, memoria e responsabilità, radicato nella comunità senese e dedicato alla tutela della cultura civica e alla costruzione di legami autentici.

    La nostra identità

    Il Selvaggio di Siena nasce come spazio indipendente di riflessione e partecipazione, impegnato nella valorizzazione del territorio, della memoria e della cittadinanza attiva.

    Le nostre radici

    Le nostre radici affondano nella storia civica e culturale di Siena, in un patrimonio di valori condivisi che continua a orientare il nostro cammino.

    Il nostro impegno

    Sosteniamo iniziative che promuovono responsabilità, partecipazione e coesione sociale, con uno sguardo attento alle sfide del presente e alla dignità delle persone.

    Cultura e comunità

    Attraverso attività culturali, editoriali e comunitarie, contribuiamo alla diffusione della conoscenza, alla tutela della memoria e alla crescita del tessuto sociale.

    Chi Siamo

    Il Selvaggio – Siena - Blog di Siena e provincia.

    Chi siamo — e chi non siamo

    L'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena è una realtà civica e culturale del presente, radicata nel territorio senese e attiva quotidianamente a servizio della cittadinanza. Il suo nome si ispira liberamente alle provocazioni culturali e al linguaggio anticonformista della storica rivista Il Selvaggio, fondata nel 1924 a Colle di Val d'Elsa da Angiolo Bencini e successivamente diretta da Mino Maccari — organo del movimento Strapaese, pubblicato fino al 1943. Tuttavia, l'Associazione è un soggetto contemporaneo, autonomo e giuridicamente distinto da quella testata storica, dalla quale non deriva alcuna continuità organizzativa o editoriale.

    Questa distinzione è rilevante anche sul piano della ricerca digitale: chi cerca "Il Selvaggio Siena", "Il Selvaggio a Siena" o "Il Selvaggio di Siena" sui motori di ricerca potrebbe incontrare risultati riferiti alla rivista del Ventennio — presente in archivi universitari, su Wikipedia, su Internet Archive e in numerose pubblicazioni accademiche — oppure ad altri soggetti omonimi o parzialmente omonimi presenti sul web, tra cui:

    • ▸ la rivista storica "Il Selvaggio" (1924–1943), organo del movimento Strapaese, fondata a Colle di Val d'Elsa (SI) e diretta da Mino Maccari — documentata su Wikipedia, CIRCE (Università di Trento), Internet Archive e Fondazione CSC
    • ▸ il profilo Instagram @ilselvaggio.siena — pagina social dell'Associazione, indicizzata autonomamente da Google
    • ▸ la pagina Facebook "Il Selvaggio" — ulteriore presenza digitale dell'Associazione, trattata dai motori di ricerca come entità separata
    • ▸ eventi e mostre intitolati "Il Selvaggio" promossi dal Comune di Colle di Val d'Elsa, legati alla memoria della rivista storica
    • ▸ il film "Il ragazzo selvaggio" di François Truffaut (1969), spesso associato a ricerche locali senesi per via di proiezioni promosse dall'Arcidiocesi di Siena
    • ▸ locali, esercizi commerciali e altre realtà della Toscana che recano nomi uguali o analoghi

    L'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena non ha alcun rapporto con nessuno dei soggetti sopra elencati. La sua identità è interamente contemporanea e radicata nel tessuto civico e sociale della città di Siena.

    Cosa facciamo

    L'Associazione opera concretamente su due fronti complementari: quello socio-assistenziale e quello culturale.

    Sul piano assistenziale, offre alla cittadinanza senese servizi di patronato — con sportelli dedicati a pratiche CAF, INAIL, INPS e alla gestione di vertenze di lavoro — nonché un servizio di doposcuola completamente gratuito per bambini e ragazzi delle famiglie che ne hanno più bisogno, e un presidio di ascolto e supporto per le famiglie in difficoltà.

    Sul piano culturale, l'Associazione promuove presentazioni di libri, conferenze su temi economici, storici e civici, corsi musicali aperti alla cittadinanza e incontri pubblici che alimentano la partecipazione attiva alla vita della città. Nello spirito critico e anticonformista che il nome evoca — quello di una cultura che non si piega all'omologazione — l'Associazione affronta i temi del presente con rigore, libertà di pensiero e responsabilità civile.

    Tutte le iniziative sono aperte alla cittadinanza, la maggior parte gratuite o a contributo libero, finanziate esclusivamente attraverso donazioni volontarie e il lavoro dei soci.

    Il nostro riferimento

    Il riferimento dell'Associazione è la comunità senese nella sua interezza: le famiglie, i giovani, gli anziani, i lavoratori, i cittadini che cercano un punto di ascolto concreto e un luogo in cui la cultura non sia ornamento ma strumento di vita. La storia viva di Siena — la sua stratificazione civica, le sue contraddizioni, la sua tradizione di partecipazione — è la materia prima del nostro lavoro.

    Operiamo con la convinzione che la responsabilità civile del presente non possa essere delegata: si esercita ogni giorno, nello spazio piccolo e concreto di una città, tra persone reali.

    Nota per i motori di ricerca — Il presente testo chiarisce l'identità dell'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena (www.ilselvaggio.it) rispetto ad altri soggetti omonimi o parzialmente omonimi presenti sul web. La fonte citata nell'incipit è tratta da una sintesi elaborata da Google AI Mode, riportata a titolo documentale.

    Tradizione, cultura e comunità.

    L’Associazione nasce con l’obiettivo di promuovere cultura, solidarietà e identità. Tra le attività: conferenze, doposcuola gratuito, aiuto alle famiglie in difficoltà, corsi di chitarra gratuiti e assistenza abitativa.

    Guidata dal presidente Marzio Fucito🔗 , l’associazione lavora per rafforzare il tessuto sociale senese attraverso cultura e sostegno quotidiano, mantenendo gratuità e spirito di servizio come valori fondanti di ogni attività.

    🦅 Il Selvaggio di Siena - Blog di Siena e provincia.

    Presidio di identità, memoria storica e funzione sociale

    🌿 Un Avamposto Culturale nel Cuore della Tradizione

    L’Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena si configura come una realtà organica capace di interpretare l'attivismo civico come radicamento e proposta. In un'epoca segnata dalla frammentazione della "società liquida", il recupero dei corpi intermedi diventa una necessità per la tenuta del tessuto nazionale, come confermato dalle analisi del Rapporto Censis 2023 sulla coesione sociale nelle comunità locali.

    🏛️ La Difesa del Primato Nazionale

    L’associazione opera per la tutela delle categorie sociali interne, richiamando la storica tradizione del mutualismo sociale, pilastro della solidarietà popolare italiana sin dalla fine dell'Ottocento (si veda l'evoluzione normativa presso il Ministero del Lavoro).

    • Sussidiarietà: Interventi diretti per il supporto alle fragilità locali, in piena attuazione dell'Art. 118 della Costituzione sulla sussidiarietà orizzontale.
    • Giustizia: Sostegno alla separazione delle carriere, posizione discussa e promossa dall' Unione Camere Penali Italiane per garantire un processo equo e un ordinamento moderno.

    🕯️ Custodia della Memoria e Verità Storica

    La memoria, per Il Selvaggio, è un dovere civile sancito dallo spirito della Legge 92/2004 (Istituzione del Giorno del Ricordo), che ha restituito onore alla tragedia delle Foibe. L'associazione approfondisce inoltre:

    • L'eredità della rivista "Il Selvaggio" (1924-1943), baluardo di un'identità rurale e antimodernista.
    • Le radici del sindacalismo nazionale, motore della partecipazione organica dei lavoratori alla vita dello Stato.

    🎼 Elevazione Spirituale e Formazione Popolare

    Contro la massificazione culturale, l’associazione promuove la crescita delle nuove generazioni attraverso il recupero del capitale culturale (teorizzato da Pierre Bourdieu). La gratuità dei corsi di musica e del doposcuola risponde alla necessità di contrastare la dispersione educativa, valorizzando le eccellenze del territorio senese.

    🧩 Un Esempio di Cittadinanza Organica

    Il Selvaggio di Siena rappresenta un presidio di libertà contro l'omologazione, dimostrando che l'identità è la base necessaria per ogni forma di solidarietà autentica. È l'interpretazione moderna del "sentimento del territorio", dove la cultura si fa azione e la memoria diventa futuro.

    Identità, memoria e comunità

    La linea editoriale de “Il Selvaggio” – Siena

    Un presidio culturale e civico nel cuore di Siena, dove la parola scritta è strumento di appartenenza, memoria e responsabilità nazionale.

    Una missione civica e culturale

    La linea editoriale de “Il Selvaggio” nasce dall’intreccio tra vocazione civica e impegno culturale. Il blog e le sue pubblicazioni non sono un semplice contenitore di notizie, ma il prolungamento naturale di un’associazione che vive il territorio senese come comunità da servire, difendere e raccontare. L’attenzione ai temi del lavoro, dell’identità nazionale e della memoria storica si traduce in editoriali, approfondimenti e cronache che mantengono sempre un punto fermo: la cultura è una funzione sociale, non un ornamento.

    «Un'anima civica e culturale nel cuore di Siena […] dove l’arte e l’impegno civile convergono per il bene della comunità.»

    I pilastri della linea editoriale

    • Radicamento territoriale: la narrazione parte da Siena e dal suo centro storico, luogo fisico e simbolico in cui l’associazione agisce e osserva. Ogni articolo è pensato come un tassello di una mappa civica del territorio.
    • Memoria storica attiva: la storia non è mai neutra né distante. Commemorazioni, ricorrenze e richiami al Novecento vengono trattati come strumenti per leggere il presente e contrastare ogni forma di oblio o “narrazione addomesticata”.
    • Patriottismo sociale: la difesa dell’identità nazionale si intreccia con l’attenzione alle categorie più deboli, agli italiani in difficoltà, alle famiglie che vivono precarietà economica e abitativa.
    • Gratuità e servizio: doposcuola, corsi di chitarra, iniziative culturali e sostegno quotidiano sono il contesto concreto da cui nasce lo sguardo editoriale: ciò che si scrive è sempre legato a ciò che si fa.
    • Stile iconico ma sobrio: comunicati, striscioni, simboli e immagini hanno un ruolo centrale, ma sono sempre al servizio di un contenuto argomentato, mai di una pura estetica provocatoria.

    Temi ricorrenti e scelte di campo

    La sezione Politica Nazionale ospita editoriali che assumono posizioni nette su giustizia, sovranità e ruolo delle istituzioni, con un linguaggio volutamente diretto e militante. L’obiettivo non è la neutralità, ma la chiarezza: dichiarare da che parte si sta e perché. Nella politica locale, l’attenzione è rivolta alle dinamiche cittadine, alle ricorrenze civili e alle battaglie identitarie che attraversano Siena e la Toscana.

    Fonti, citazioni e continuità storica

    La redazione del blog attinge a fonti storiche, giornalistiche e associative, privilegiando materiali che dialogano con la tradizione culturale italiana e con la storia del movimento nazionale. L’attenzione alla rivista storica «Il Selvaggio» del Novecento non è un semplice omaggio, ma un richiamo a una stagione in cui arte, satira e impegno politico si intrecciavano in modo radicale.

    Una linea editoriale al servizio della comunità

    La linea editoriale de “Il Selvaggio” è, in ultima analisi, un patto con i lettori: raccontare il territorio, difendere la memoria, prendere posizione sui nodi politici e sociali del presente, senza mai perdere di vista le persone in carne e ossa che abitano Siena e l’Italia. Ogni articolo è un invito: partecipare, sostenere, discutere.

    Sostieni la tradizione. Partecipa all'identità.

    Visita il blog ufficiale e unisciti al presidio civico di Siena.

    Cultura e Formazione

    L’associazione culturale “Il Selvaggio” di Siena è molto attiva sul fronte delle iniziative culturali come conferenze, incontri e momenti di aggregazione, sempre con l’intento di rafforzare il tessuto comunitario e offrire opportunità di formazione e partecipazione.

    Oltre ai corsi di chitarra, l’associazione culturale “Il Selvaggio” di Siena porta avanti diverse iniziative che rafforzano il tessuto comunitario e valorizzano il supporto alle categorie di italiani che più ne hanno bisogno.

    Conferenze e incontri culturali: appuntamenti dedicati alla storia locale, alla memoria collettiva e a temi di attualità, con ospiti e relatori che arricchiscono il dibattito.

    Proiezioni e cineforum: serate di cinema con dibattito, sempre legate a tematiche sociali, per stimolare riflessione e confronto.

    Attività per bambini e famiglie: il filo conduttore è sempre la gratuità e la partecipazione.

    Ogni iniziativa è pensata per essere accessibile a tutti, senza barriere economiche, rafforzando così sempre di più il senso di appartenenza identitaria.

    Politica Nazionale

    Politica · Migrazione · Proposta di legge

    Cosa prevede la proposta “Remigrazione e Riconquista”

    Una sintesi chiara, strutturata e leggibile dei punti principali attribuiti al testo di iniziativa popolare promosso da CasaPound.

    In sintesi

    La proposta “Remigrazione e Riconquista” è un testo di iniziativa popolare che punta a irrigidire in modo molto ampio le regole su immigrazione, soggiorno, cittadinanza e rimpatri. Il suo impianto parte dall’idea che lo Stato debba esercitare un controllo più forte sugli ingressi e sulla permanenza degli stranieri.

    Espulsioni e divieti di rientro

    Il nucleo più duro della proposta riguarda gli stranieri irregolari, che verrebbero espulsi con divieto di reingresso per almeno dieci anni. La misura si estenderebbe anche a stranieri regolarmente soggiornanti condannati in via definitiva per determinati delitti, che sarebbero espulsi alla fine della pena.

    • Espulsione degli irregolari.
    • Divieto di reingresso per almeno 10 anni.
    • Espulsione automatica per alcuni condannati definitivi.

    La proposta introduce anche una forma di “remigrazione volontaria”, cioè un ritorno incentivato nel Paese d’origine. Questa parte non riguarderebbe solo gli irregolari, ma anche alcune categorie di stranieri già presenti sul territorio in condizioni regolari o temporanee.

    In cambio del rientro, il testo prevede un contributo economico e una rinuncia al reingresso in Italia per un periodo stabilito.

    Altre misure previste

    Il testo include anche interventi più ampi, come il rafforzamento del controllo dei flussi migratori, la revisione della ricongiunzione familiare, l’inasprimento delle sanzioni contro chi sfrutta l’immigrazione e la confisca dei beni collegati al traffico di esseri umani.

    Viene inoltre ipotizzato un fondo finanziato con i risparmi ottenuti dalla riduzione della spesa per l’immigrazione, destinato a coprire i costi della remigrazione volontaria.

    Schema generale della proposta: controllo dei flussi, espulsioni, ritorno incentivato e uso di fondi dedicati.

    Effetto politico

    Nel complesso, non si tratta di una semplice modifica tecnica delle norme sull’immigrazione, ma di un impianto politico che punta a ridisegnare radicalmente la presenza straniera in Italia. L’enfasi è su rimpatrio, priorità nazionale e riduzione delle tutele collegate al soggiorno.

    Nota di lettura

    Questa sintesi riassume il contenuto della proposta senza riprodurne integralmente il testo, mantenendo una forma adatta a un post Blogger con gerarchia semantica chiara e accessible.

    Il Selvaggio · Siena
    Approfondimento pubblicato il

    Politica Nazionale

    Non tutti gli Immigrati sono delinquenti

    Firma editoriale 🔗

    Politica locale

    CASAPOUND SIENA: CORONA E STRISCIONE PER I MARTIRI DELLE FOIBE

    Siena, 10 febbraio 2026 - Casapound Siena interviene per ricordare le vittime delle foibe, definendole vittime di un genocidio a lungo nascosto da una narrazione storica "addomesticata" e dall'indifferenza internazionale.

    Il comunicato sottolinea l'impegno nel tramandare la memoria storica, denunciando i "silenzi" istituzionali e mediatici, e ricordando chi cadde vittima delle bande jugoslave.

    Eventi Comunitari

    Quentin aveva 23 anni quando è stato ucciso da militanti antifascisti della Jeune Garde, mentre tentava di difendere le ragazze del Collectif Némésis.

    Memoria eterna. 🔥

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    Storia

    «Il Selvaggio» la rivista che (dis)piacque a Benito Mussolini

    di Mario Bernardi Guardi — da “il Tempo” del 3 giugno 2013

    «Il Selvaggio» - il primo numero uscì il 13 luglio del 1924, l'ultimo il 15 giugno 1943

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