L'esigenza di una bonifica di carattere antropologico-Aggiornamento
Uno spazio di riflessione e contro-narrazione militante sulle tensioni delle ultime ore, analizzandone le questioni "a monte" per restituire dignità e concretezza al dibattito pubblico.
Focus di oggi: la recidiva senza sosta degli sbarchi a Lampedusa, il ritiro (parziale) della norma sul compenso agli avvocati per i rimpatri dopo le pressioni del Quirinale, e la sostanza illusoria del nuovo Patto UE sulle frontiere.
Nella sola giornata di ieri, tre nuove imbarcazioni soccorse da Frontex e Guardia di Finanza hanno portato altri 88 migranti a Lampedusa — bengalesi, egiziani, pakistani, siriani, afghani, marocchini, sudanesi e tunisini — ad appena due giorni da un precedente sbarco di 59 persone e a poco più di due settimane da un singolo picco di 253 arrivi in un solo giorno. Un ritmo che, isola dopo isola, mese dopo mese, continua a saturare l'hotspot di contrada Imbriacola senza soluzione di continuità, mentre le istituzioni locali confermano che i trasferimenti procedono ormai come routine amministrativa, quasi non fossero più notizia.
Aggiornamento doveroso rispetto alle settimane scorse: la contestata norma che legava il compenso dell'avvocato al buon esito del rimpatrio del proprio assistito — introdotta nell'art. 30-bis del decreto-legge 23/2026 e già oggetto delle proteste corali di CNF, ANM, ASGI e Magistratura Democratica — è stata di fatto ritirata dal Governo stesso, dopo che il Quirinale aveva sollevato rilievi di legittimità costituzionale sul testo originario. Il correttivo, varato con il decreto-legge 55/2026 e convertito definitivamente il 16 giugno scorso, ha cancellato il compenso fisso di 615 euro condizionato alla partenza dello straniero, ampliando però la platea di chi può fornire assistenza retribuita alle pratiche di rimpatrio volontario anche a soggetti diversi dagli avvocati.
Caio Mussolini vs David Parenzo
Resta pienamente operativo, dal 12 giugno scorso, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con le sue procedure di frontiera rafforzate e la stretta sulla protezione complementare. Bruxelles continua a presentarlo come un piano strutturale capace di rendere l'Unione più sicura, puntando sulla "cooperazione con i Paesi terzi" e su meccanismi di rimpatrio accelerati — mentre i dati quotidiani di Lampedusa raccontano, nei fatti, una realtà del tutto diversa da quella descritta nei comunicati istituzionali.
Perugia cede alla censura di Stato: il bavaglio della Procura è la prova che la nostra sicurezza è sotto attacco
PERUGIA – La notizia era nell’aria, ma la conferma ufficiale arrivata dalla Procura Generale di Perugia rappresenta un punto di non ritorno. Il nuovo “Decalogo della comunicazione” firmato dal procuratore Sergio Sottani stabilisce un principio inaccettabile: nei comunicati ufficiali sarà vietato specificare la nazionalità di chi commette reati, salvo rarissime eccezioni.
Per noi, promotori e sostenitori del progetto di legge "Remigrazione e Riconquista", questa decisione non è un atto di civiltà giuridica. È, al contrario, la plastica dimostrazione di quella cecità ideologica che denunciamo da anni. È il trionfo del politicamente corretto che tenta di cancellare la realtà con un colpo di penna, nascondendo ai cittadini la verità sulla sicurezza nei nostri territori.
La strategia del silenzio: se non lo dici, non esiste
Vietare l'indicazione della nazionalità risponde a un disegno preciso: disarmare l'opinione pubblica. Se i cittadini non possono conoscere la reale incidenza della criminalità straniera nelle nostre città, non potranno pretendere risposte drastiche.
Questo provvedimento non tutela la presunzione di innocenza; tutela l'anonimato di chi delinque a danno delle nostre comunità. Chi sponsorizza la censura istituzionale vuole imporre una narrazione artificiale, dove i confini non esistono e i reati non hanno un'origine identitaria. Ma la sicurezza non si difende nascondendo i dati, bensì guardando in faccia la realtà.
Perché questo bavaglio legittima la "Remigrazione"
Questa svolta censoria non farà altro che accelerare la necessità della nostra proposta di legge. Il progetto "Remigrazione e Riconquista" nasce proprio per rispondere al fallimento totale delle politiche di integrazione forzata e per riprendere il controllo dei nostri quartieri.
I fatti che oggi si vogliono censurare parlano chiaro:
- Il diritto alla verità: I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere chi compie i reati sul proprio territorio. Trasparenza significa sicurezza.
- Incompatibilità culturale e penale: Esiste un legame diretto tra i flussi migratori incontrollati e il degrado di intere aree urbane. Nascondere la nazionalità del reo serve solo a coprire questo fallimento.
- La risposta della Riconquista: Di fronte a uno Stato che decide di bendarsi gli occhi e tappare la bocca ai propri uffici, l'unica soluzione resta l'allontanamento immediato e sistematico di chi non rispetta le nostre leggi. La remigrazione non è più solo una scelta politica, ma un dovere di legittima difesa identitaria.
Conclusione: la realtà non si cancella per decreto
Potranno anche censurare i comunicati stampa, potranno imporre l'omertà istituzionale e trasformare le procure in uffici di propaganda del globalismo, ma non potranno cancellare la quotidianità vissuta dai passanti nelle stazioni, dai commercianti delle periferie e dalle famiglie italiane.
Il bavaglio di Perugia è l'ultimo disperato tentativo di un sistema che crolla sotto il peso delle proprie contraddizioni. Per ogni dato che decideranno di nascondere, noi risponderemo con il doppio della determinazione per portare a compimento il progetto di legge che restituirà la sovranità, la legalità e l'identità al nostro popolo. La riconquista è già iniziata, e nessuna censura potrà fermarla.
3 luglio 2026
Carceri sovraffollate e presenza di detenuti stranieri: il nodo del dibattito
Mentre infuria la battaglia mediatica tra la tesi della "remigrazione coatta" e quella delle riforme penali, le condizioni delle carceri rimangono critiche. Con l'estate del 2026 e l'ondata di caldo estremo, la pressione sugli istituti (in particolare in Lombardia e Campania, dove si sfiora il 200% di affollamento) sta spingendo il Ministero a valutare l'aumento dei fondi per i rimpatri e accordi bilaterali per il trasferimento dei detenuti.
L’analisi di Francesca Totolo collega il sovraffollamento penitenziario italiano alla quota di detenuti stranieri presenti negli istituti, sostenendo che la componente non italiana sia il fattore decisivo del problema.
I numeri richiamati
- Detenuti complessivi: 61.480 al 30 giugno 2024.
- Detenuti stranieri: 19.213, pari al 31,2% del totale.
- Sovraffollamento medio: circa 20% rispetto alla capienza regolamentare.
Lettura del tema
In questa impostazione, il tema del sovraffollamento viene ricondotto soprattutto alle politiche migratorie e alla gestione della sicurezza, più che alle carenze strutturali o all’uso delle misure alternative.
Comunicato
Consegnate alla Camera le 150.000 firme
Consegnate alla Camera le 150.000 firme per la legge di iniziativa popolare sulla Remigrazione e riconquista !
REMIGRAZIONE, PRESENTATE 150MILA FIRME PER LA PROPOSTA DI LEGGE. "ORA LA POLITICA ASCOLTI LA VOLONTÀ DEL POPOLO" Roma, 30 giu - Oggi il Comitato Remigrazione e Riconquista ha depositato alla Camera dei Deputati le 150mila firme raccolte a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione. "Con la campagna politica culminata nel corteo nazionale del 13 giugno, il popolo italiano ha fatto la sua parte: è sceso in piazza, ha firmato, ha trasformato la remigrazione in una proposta politica concreta", queste le parole del Comitato Remigrazione e Riconquista. "Oggi entriamo in Parlamento con le nostre facce e con 150mila firme. Nessuno ce lo poteva impedire. Continueremo a dare battaglia finché la proposta di legge sulla remigrazione - la prima di questo genere in tutta Europa - sarà discussa e approvata", ha aggiunto Luca Marsella presidente del sodalizio identitario. "Ora la responsabilità passa al Parlamento. Chiunque voglia davvero affrontare immigrazione di massa, sicurezza e rimpatri ha davanti a sé un testo già pronto: lo prenda, lo discuta e lo sostenga. Il Comitato è disponibile al confronto con tutte le forze politiche - conclude Marsella - disposte a portare avanti questa battaglia senza annacquarla né tradirla. Il tempo degli slogan è finito: ora si misureranno i fatti".


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