Passa ai contenuti principali

L'Avamposto

www.ilselvaggio.it

L'esigenza di una bonifica di carattere antropologico-Aggiornamento

Venerdì, 24 luglio 2026 — aggiornato alle ore 07:46

Uno spazio di riflessione e contro-narrazione militante sulle tensioni delle ultime ore, analizzandone le questioni "a monte" per restituire dignità e concretezza al dibattito pubblico.

Focus di oggi: la recidiva senza sosta degli sbarchi a Lampedusa, il ritiro (parziale) della norma sul compenso agli avvocati per i rimpatri dopo le pressioni del Quirinale, e la sostanza illusoria del nuovo Patto UE sulle frontiere.

🔴 Lampedusa, la recidiva degli sbarchi: il "modello Frontex" come taxi di Stato

Nella sola giornata di ieri, tre nuove imbarcazioni soccorse da Frontex e Guardia di Finanza hanno portato altri 88 migranti a Lampedusa — bengalesi, egiziani, pakistani, siriani, afghani, marocchini, sudanesi e tunisini — ad appena due giorni da un precedente sbarco di 59 persone e a poco più di due settimane da un singolo picco di 253 arrivi in un solo giorno. Un ritmo che, isola dopo isola, mese dopo mese, continua a saturare l'hotspot di contrada Imbriacola senza soluzione di continuità, mentre le istituzioni locali confermano che i trasferimenti procedono ormai come routine amministrativa, quasi non fossero più notizia.

L'Analisi Identitaria: Definire queste operazioni come "salvataggi umanitari" è un esercizio di ipocrisia retorica che maschera la realtà dei fatti: ogni sbarco intercettato e scortato fino alle nostre coste si configura, nei fatti, come un servizio di traghettamento garantito ai trafficanti, pagato a caro prezzo dai contribuenti europei. Finché il criterio operativo di Frontex resterà ancorato al paradigma del "soccorrere e sbarcare" invece di "intercettare e respingere", Lampedusa continuerà a essere il simbolo di una sovranità nazionale sospesa e di un confine di fatto abolito, non di uno Stato che esercita il suo primario dovere di controllo.
🔴 Il dietrofront sul compenso agli avvocati: vittoria di Pirro della casta forense

Aggiornamento doveroso rispetto alle settimane scorse: la contestata norma che legava il compenso dell'avvocato al buon esito del rimpatrio del proprio assistito — introdotta nell'art. 30-bis del decreto-legge 23/2026 e già oggetto delle proteste corali di CNF, ANM, ASGI e Magistratura Democratica — è stata di fatto ritirata dal Governo stesso, dopo che il Quirinale aveva sollevato rilievi di legittimità costituzionale sul testo originario. Il correttivo, varato con il decreto-legge 55/2026 e convertito definitivamente il 16 giugno scorso, ha cancellato il compenso fisso di 615 euro condizionato alla partenza dello straniero, ampliando però la platea di chi può fornire assistenza retribuita alle pratiche di rimpatrio volontario anche a soggetti diversi dagli avvocati.

L'Analisi Sovranista: La casta forense può cantare vittoria sulla forma, ma non sulla sostanza: il principio che l'assistenza legale ai fini del rimpatrio possa e debba essere economicamente incentivata resta intatto, semplicemente allargato ad altri soggetti oltre ai soli avvocati. Il Governo ha semplicemente aggirato l'ostacolo costituzionale con maggiore accortezza tecnica, senza arretrare di un millimetro sull'obiettivo di fondo: rendere i rimpatri volontari assistiti uno strumento realmente operativo, invece che una previsione normativa lasciata inapplicata per anni. Le toghe protestano ancora, ma il treno della sovranità sui rimpatri è già ripartito, solo su un binario diverso.

Caio Mussolini vs David Parenzo

🔴 Il nuovo Patto UE su migrazione: una stretta di facciata che lascia tutto com'era

Resta pienamente operativo, dal 12 giugno scorso, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con le sue procedure di frontiera rafforzate e la stretta sulla protezione complementare. Bruxelles continua a presentarlo come un piano strutturale capace di rendere l'Unione più sicura, puntando sulla "cooperazione con i Paesi terzi" e su meccanismi di rimpatrio accelerati — mentre i dati quotidiani di Lampedusa raccontano, nei fatti, una realtà del tutto diversa da quella descritta nei comunicati istituzionali.

L'Analisi Identitaria: Come di consueto, l'Unione Europea confeziona la propria ennesima riforma con parole rassicuranti — "sicurezza", "controllo", "solidarietà" — evitando accuratamente di toccare il nodo reale: la libertà per ogni singolo Stato membro di decidere autonomamente chi entra nel proprio territorio nazionale, senza mediazioni sovranazionali. Finché la gestione dei confini resterà un affare di burocrati di Bruxelles e non un pieno, inalienabile esercizio di sovranità nazionale, ogni "patto" non sarà altro che l'ennesima scatola vuota travestita da svolta storica, smentita ogni giorno dai barconi che continuano ad attraccare a Lampedusa.

Perugia cede alla censura di Stato: il bavaglio della Procura è la prova che la nostra sicurezza è sotto attacco

Spazio d'Opinione • Nota dei Sostenitori di "Remigrazione e Riconquista" • 13 Luglio 2026

PERUGIA – La notizia era nell’aria, ma la conferma ufficiale arrivata dalla Procura Generale di Perugia rappresenta un punto di non ritorno. Il nuovo “Decalogo della comunicazione” firmato dal procuratore Sergio Sottani stabilisce un principio inaccettabile: nei comunicati ufficiali sarà vietato specificare la nazionalità di chi commette reati, salvo rarissime eccezioni.

Per noi, promotori e sostenitori del progetto di legge "Remigrazione e Riconquista", questa decisione non è un atto di civiltà giuridica. È, al contrario, la plastica dimostrazione di quella cecità ideologica che denunciamo da anni. È il trionfo del politicamente corretto che tenta di cancellare la realtà con un colpo di penna, nascondendo ai cittadini la verità sulla sicurezza nei nostri territori.

La strategia del silenzio: se non lo dici, non esiste

Vietare l'indicazione della nazionalità risponde a un disegno preciso: disarmare l'opinione pubblica. Se i cittadini non possono conoscere la reale incidenza della criminalità straniera nelle nostre città, non potranno pretendere risposte drastiche.

Questo provvedimento non tutela la presunzione di innocenza; tutela l'anonimato di chi delinque a danno delle nostre comunità. Chi sponsorizza la censura istituzionale vuole imporre una narrazione artificiale, dove i confini non esistono e i reati non hanno un'origine identitaria. Ma la sicurezza non si difende nascondendo i dati, bensì guardando in faccia la realtà.

Perché questo bavaglio legittima la "Remigrazione"

Questa svolta censoria non farà altro che accelerare la necessità della nostra proposta di legge. Il progetto "Remigrazione e Riconquista" nasce proprio per rispondere al fallimento totale delle politiche di integrazione forzata e per riprendere il controllo dei nostri quartieri.

I fatti che oggi si vogliono censurare parlano chiaro:

  • Il diritto alla verità: I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere chi compie i reati sul proprio territorio. Trasparenza significa sicurezza.
  • Incompatibilità culturale e penale: Esiste un legame diretto tra i flussi migratori incontrollati e il degrado di intere aree urbane. Nascondere la nazionalità del reo serve solo a coprire questo fallimento.
  • La risposta della Riconquista: Di fronte a uno Stato che decide di bendarsi gli occhi e tappare la bocca ai propri uffici, l'unica soluzione resta l'allontanamento immediato e sistematico di chi non rispetta le nostre leggi. La remigrazione non è più solo una scelta politica, ma un dovere di legittima difesa identitaria.

Conclusione: la realtà non si cancella per decreto

Potranno anche censurare i comunicati stampa, potranno imporre l'omertà istituzionale e trasformare le procure in uffici di propaganda del globalismo, ma non potranno cancellare la quotidianità vissuta dai passanti nelle stazioni, dai commercianti delle periferie e dalle famiglie italiane.

Il bavaglio di Perugia è l'ultimo disperato tentativo di un sistema che crolla sotto il peso delle proprie contraddizioni. Per ogni dato che decideranno di nascondere, noi risponderemo con il doppio della determinazione per portare a compimento il progetto di legge che restituirà la sovranità, la legalità e l'identità al nostro popolo. La riconquista è già iniziata, e nessuna censura potrà fermarla.

© Documento programmatico - Riproduzione riservata

Permesso di soggiorno dopo una condanna per spaccio: la sentenza del TAR Toscana e le sue implicazioni

Una decisione che riapre il dibattito su sicurezza, integrazione e responsabilità istituzionale

La recente pronuncia del TAR della Toscana, che ha annullato il diniego della Questura al rilascio del permesso di soggiorno per un cittadino straniero con precedenti per spaccio, ha generato un acceso confronto pubblico. La sentenza stabilisce che una condanna penale non può costituire un ostacolo automatico alla permanenza sul territorio nazionale, qualora il soggetto dimostri un percorso di integrazione lavorativa e sociale.

Il caso specifico

Il ricorrente, impiegato con contratto di lavoro subordinato, si era visto respingere la richiesta di permesso di soggiorno a causa di una condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti. La Questura aveva applicato un criterio di rigetto automatico, ritenendo il reato ostativo per la permanenza in Italia.

Il TAR ha invece ritenuto necessario valutare la situazione complessiva della persona, superando la logica dell’automatismo e valorizzando la condotta attuale del lavoratore.

La decisione del TAR Toscana

I giudici amministrativi hanno fondato la loro decisione su tre principi cardine: proporzionalità, personalizzazione della valutazione e funzione rieducativa della pena.

  • Nessun automatismo espulsivo: la Pubblica Amministrazione deve considerare l’intero percorso del soggetto, non solo la presenza di una condanna.
  • Valorizzazione dell’integrazione: il lavoro stabile e la condotta attuale sono stati ritenuti elementi idonei a “superare” il reato passato.
  • Principio rieducativo: impedire l’accesso al lavoro a chi ha già scontato la pena contrasterebbe con la funzione costituzionale del reinserimento sociale.

Analisi critica della sentenza

La decisione del TAR si colloca in un contesto politico e sociale già segnato da tensioni sul tema dell’immigrazione, della sicurezza urbana e della gestione dei reati legati allo spaccio. La scelta di privilegiare l’integrazione lavorativa rispetto alla condanna pregressa solleva interrogativi sulla capacità delle istituzioni di bilanciare tutela della collettività e percorsi individuali di recupero.

Articolo redatto per analisi e approfondimento civico.

3 luglio 2026

Carceri sovraffollate e presenza di detenuti stranieri: il nodo del dibattito

Mentre infuria la battaglia mediatica tra la tesi della "remigrazione coatta" e quella delle riforme penali, le condizioni delle carceri rimangono critiche. Con l'estate del 2026 e l'ondata di caldo estremo, la pressione sugli istituti (in particolare in Lombardia e Campania, dove si sfiora il 200% di affollamento) sta spingendo il Ministero a valutare l'aumento dei fondi per i rimpatri e accordi bilaterali per il trasferimento dei detenuti.

L’analisi di Francesca Totolo collega il sovraffollamento penitenziario italiano alla quota di detenuti stranieri presenti negli istituti, sostenendo che la componente non italiana sia il fattore decisivo del problema.

I numeri richiamati

  • Detenuti complessivi: 61.480 al 30 giugno 2024.
  • Detenuti stranieri: 19.213, pari al 31,2% del totale.
  • Sovraffollamento medio: circa 20% rispetto alla capienza regolamentare.

Lettura del tema

In questa impostazione, il tema del sovraffollamento viene ricondotto soprattutto alle politiche migratorie e alla gestione della sicurezza, più che alle carenze strutturali o all’uso delle misure alternative.

Comunicato

Consegnate alla Camera le 150.000 firme

Consegnate alla Camera le 150.000 firme per la legge di iniziativa popolare sulla Remigrazione e riconquista !

REMIGRAZIONE, PRESENTATE 150MILA FIRME PER LA PROPOSTA DI LEGGE. "ORA LA POLITICA ASCOLTI LA VOLONTÀ DEL POPOLO" Roma, 30 giu - Oggi il Comitato Remigrazione e Riconquista ha depositato alla Camera dei Deputati le 150mila firme raccolte a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione. "Con la campagna politica culminata nel corteo nazionale del 13 giugno, il popolo italiano ha fatto la sua parte: è sceso in piazza, ha firmato, ha trasformato la remigrazione in una proposta politica concreta", queste le parole del Comitato Remigrazione e Riconquista. "Oggi entriamo in Parlamento con le nostre facce e con 150mila firme. Nessuno ce lo poteva impedire. Continueremo a dare battaglia finché la proposta di legge sulla remigrazione - la prima di questo genere in tutta Europa - sarà discussa e approvata", ha aggiunto Luca Marsella presidente del sodalizio identitario. "Ora la responsabilità passa al Parlamento. Chiunque voglia davvero affrontare immigrazione di massa, sicurezza e rimpatri ha davanti a sé un testo già pronto: lo prenda, lo discuta e lo sostenga. Il Comitato è disponibile al confronto con tutte le forze politiche - conclude Marsella - disposte a portare avanti questa battaglia senza annacquarla né tradirla. Il tempo degli slogan è finito: ora si misureranno i fatti".

Testo in evidenza su sfondo nero.
crosetto
Lo studio a suo tempo realizzato a Siena, nelle sale del Selvaggio dal nostro Generale Fucito, sulla creazione della Guardia Nazionale Italiana, sta dando i suoi frutti.
Fonte ufficiale: Il Primato Nazionale

Commenti

Post popolari in questo blog

Donazioni

Attendi un secondo

Vuoi vedere una di queste offerte prima di uscire?

💡 Puoi visitare tutte le offerte che vuoi!

Chiudi e esci