- Legalità come fondamento non negoziabile della convivenza civile.
- Disciplina intesa come forma di libertà interiore, non come mera sottomissione a un ordine gerarchico.
- Sacrificio personale in nome di un bene superiore alla propria individualità: lo Stato, la comunità, la sicurezza dei cittadini.
- Riservatezza e umiltà del servizio: il rifiuto della vanità personale a favore del compito da svolgere.
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Berlino: quando la retorica corre più veloce del furgone
Dopo l'attacco della tarda serata di ieri al Pride di Berlino, dove un furgone ha travolto la folla nel Tiergarten, la macchina dei soccorsi ha ceduto il passo a quella della retorica istituzionale.
Il sindaco Kai Wegner ha subito estratto dal cassetto il "Kit di Pronto Soccorso Verbale", ed ha prontamente dichiarato che si è trattato di un «attacco alla nostra società libera e cosmopolita». Non si può fare a meno di notare come le istituzioni attivino sempre il solito
"generatore automatico di aggettivi solenni"
in certi momenti. Nella narrazione ufficiale, sembra quasi che l'attentatore non mirasse a colpire delle persone, ma avesse come obiettivo primario quello di "ferire concetti astratti" da manuale di sociologia. Un esorcismo laico a colpi di sinonimi inclusivi.
La capitale tedesca si ritrova oggi a essere il palcoscenico in cui due linee di faglia, alimentate per decenni da scelte ideologiche precise, sono arrivate alla collisione inevitabile.
Da un lato, l'immigrazione di massa incontrollata e la creazione di interi quartieri-enclave sottratti alle leggi dello Stato; dall'altro, l'estremismo dell'agenda progressista e delle politiche dell'identità fluttuante. Due mondi artificialmente protetti e coccolati dalla retorica multiculturalista e dall'ingegneria sociale della sinistra, che per anni ha confuso l'accoglienza indiscriminata con il progresso e il relativismo etico con la libertà.
Il risultato di questa demagogia è una miscela esplosiva in cui i nodi della tolleranza unilaterale vengono al pettine. Chi ha promosso queste politiche si trova ora paralizzato di fronte al cortocircuito di aver importato culture strutturalmente incompatibili con i valori della stessa società ospitante, creando una polveriera sociale ed etica nel cuore dell'Europa.
Di fronte a questo scenario, non si tratta più di avanzare semplici correttivi politici o riforme amministrative di facciata. Diventa un bisogno fisiologico, quasi una necessità di sopravvivenza biologica e culturale, avviare un'opera profonda di bonifica antropologica ed etica:
- Restaurazione dell'ordine identitario Sradicare il relativismo culturale per rimettere al centro i valori fondanti, la storia e la sovranità culturale della comunità nazionale.
- Tolleranza zero e ripristino della legalità Smantellare i ghetti sociali e i privilegi concessi in nome del politicamente corretto, riaffermando l'assoluta preminenza delle regole dello Stato.
- Rigenerazione valoriale Bonificare il dibattito pubblico e le istituzioni educative dalle tossine dell'ideologia progressista, restituendo ai cittadini un quadro etico solido, ancorato alla realtà e ai doveri storici.
Il gioielliere Mario Roggero è entrato nel carcere di Bollate. Il ministro Carlo Nordio ha attivato l'istruttoria dei magistrati per la grazia. La premier Giorgia Meloni si è espressa duramente sui social contro l'ipotesi di risarcimenti ai familiari dei rapinatori.
Ultimo aggiornamento sul caso Fakir: Analisi sistematica, a scanso di interpretazioni arbitrarie.
La Premessa: l'esito parziale dell'autopsia
Si è conclusa oggi, 24 luglio, l'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir presso il Sant'Orsola di Bologna. I primi riscontri, già anticipati dalla TAC, indicano polmoni pieni di sangue e segni di schiacciamento, un quadro compatibile con asfissia da possibile compressione toracica prolungata. Restano da completare, nei 90 giorni assegnati dalla Procura, gli esami istologici e tossicologici definitivi. Due agenti risultano iscritti nel registro per omicidio colposo, insieme a quattro operatori sanitari intervenuti sul posto.
Valutazione puntuale: cosa dicono le linee guida reali e cosa risulta rispettato
Dal maggio 2026 esiste un documento ufficiale di 18 pagine del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, le "Linee guida per la gestione delle persone non collaborative", che la Procura di Bologna ha acquisito agli atti. Più che una "statistica" (impossibile su un singolo caso), è possibile confrontare punto per punto i criteri previsti dal protocollo con quanto finora emerso dalle indagini:
| Criterio previsto dal protocollo | Stato risultante ad oggi |
|---|---|
| Evitare il prolungamento della posizione prona con compressione del torace | Conteso — l'autopsia rileva segni di schiacciamento; la difesa nega compressioni inibitorie |
| Una volta immobilizzato, riposizionare il soggetto in decubito laterale in attesa dei sanitari | Criticato — un legale della famiglia sostiene che il video mostri l'agente occupato ad ammanettare i piedi invece di verificare il respiro |
| In caso di segni di malessere, allentare subito la presa e chiedere personale sanitario | Da accertare — punto centrale ancora al vaglio della Procura tramite bodycam |
| Adeguatezza del soccorso sanitario inviato (118) | Criticità oggettiva — è stata inviata un'ambulanza di volontari della Croce Rossa, senza medico a bordo, per un caso segnalato come crisi psichiatrica |
| Uso proporzionato di strumenti di contenimento (spray al peperoncino + blocco fisico) | Conteso — il legale degli agenti sostiene piena proporzionalità e correttezza tecnica |
Il quadro che emerge, ad oggi, non consente affermazioni nette in nessuna delle due direzioni: la difesa dei due agenti (avvocato Gabriele Bordoni) sostiene esplicitamente che il protocollo sia stato rispettato integralmente, mentre legali e consulenti vicini alla famiglia indicano nel materiale video elementi che, se confermati, configurerebbero uno scostamento rilevante dalle linee guida, in particolare sul mancato controllo della respirazione. Solo l'esito completo delle indagini tossicologiche e istologiche, atteso entro l'autunno, potrà sciogliere questi nodi con un grado di certezza tecnica.
La Tesi Difensiva: L'imprevedibilità degli interventi su strada
- Contesto reale: L'operatore prende decisioni in frazioni di secondo, sotto stress estremo e in contesti caotici.
- Non-scientificità: Non esiste un'equazione matematica che calcoli la forza esatta necessaria a immobilizzare un soggetto in stato di agitazione senza correre rischi medici.
- Incolumità degli agenti: Il personale ha il diritto e il dovere di operare in sicurezza; il contenimento fisico è l'unica alternativa a strumenti più lesivi in caso di forte resistenza.
- Tutela collettiva: L'intervento nasce per neutralizzare un pericolo pubblico. L'inerzia o un approccio eccessivamente morbido violerebbero i doveri istituzionali degli agenti.
- La carenza strutturale reale: agli agenti, secondo la loro stessa segnalazione al 118, era stata comunicata una crisi psichiatrica in corso — eppure il 118 ha inviato un'ambulanza di soli volontari della Croce Rossa, senza medico a bordo. Se qui c'è una responsabilità sistemica, è nella catena dei soccorsi, non nella reazione istintiva di due agenti lasciati soli davanti a un'emergenza per cui non erano attrezzati.
- Assenza di alternative codificate: Manca un metodo scientificamente sicuro al 100% per immobilizzare una persona non cooperativa escludendo complicanze (es. asfissia posizionale). La gestione dell'ordine pubblico oggi si muove all'interno di un profondo paradosso sociologico, generato dal cortocircuito tra la percezione dei metodi di contenimento delle forze di polizia e l'evoluzione della microcriminalità urbana. Da un lato, la cronaca recente evidenzia come l'intervento fisico coercitivo – specialmente se documentato in video e decontestualizzato – venga immediatamente etichettato dall'opinione pubblica e dal dibattito politico come "fascistoide" o autoritario. Dall'altro lato, questo giudizio si scontra con un panorama sociale percepito come sempre più "anarcoide" e deregolamentato. Sociologicamente, la richiesta di commisurare la forza pubblica in modo geometrico all'interno di un clima urbano percepito come privo di argini rischia di generare due derive speculari: l'inefficacia dello Stato per eccesso di prudenza penale degli agenti, o la radicalizzazione dello scontro fisico quando l'intervento diventa inevitabile.
In memoria di
Monica Esposito
L'incidente: Monica Esposito è stata investita il 16 maggio 2026 in largo Porta Bologna a Modena, mentre si trovava sul marciapiede insieme al marito Angelo. L'auto era guidata da Salim El Koudri, autore dell'attacco che ha ferito complessivamente otto persone.
Il decesso: Dopo aver lottato per oltre due mesi tra la vita e la morte, la donna è deceduta il 22 luglio 2026 presso l'Ospedale Civile di Baggiovara, a causa delle gravissime lesioni riportate. Inizialmente era stata ricoverata in terapia intensiva all'Ospedale Maggiore di Bologna.
La donazione: Rispettando le sue volontà espresse in passato, la famiglia ha acconsentito alla donazione degli organi, ultimo gesto di generosità di una vita spezzata dalla violenza.
Di fronte a questa ennesima tragedia, il dolore si trasforma in una ferma e inderagabile richiesta di verità e giustizia.
Non bastano le condanne a parole. È tempo che l'Esecutivo approvi e legiferi con urgenza sulla Remigrazione.
La sicurezza dei cittadini italiani non è più rinviabile.Sala piena per l'ultima conferenza prima della chiusura agostana. Dati statistici, percentuali e numerici del fenomeno immigratorio per quello che è a tutti gli effetti un attacco non solo nazionale ma continentale.
A seguire bella cena comunitaria per brindare all'annata appena trascorsa e per la riapertura di fine estate.
Siena sotto la lente: tra il fronte comune per MPS, le opere pubbliche e la storia
Venerdì 25 Luglio 2026 • Ore 19:30Benvenuti ne Il Selvaggio. Siamo entrati nel cuore dell'estate senese: il Palio di Provenzano è ormai un dolce ricordo, le Contrade hanno riposto i colori più sgargianti e la città ha rallentato il suo passo. Ma non lasciatevi ingannare dalla calma apparente. Sotto la superficie, le tensioni politiche, economiche e identitarie ribollono, rivelando le crepe di un'amministrazione che sembra aver smarrito la bussola.
Per comprendere la deriva in atto, basta osservare il calendario di oggi. Non si tratta di semplici aggiornamenti, ma di segnali inequivocabili di un territorio che cerca di difendere la propria identità e il proprio futuro.
📅 Il Calendario dei Fatti (e delle Contraddizioni)
- Fronte comune per MPS Al termine di un incontro istituzionale a Siena, la Provincia, il Comune e la Regione Toscana hanno deciso di inviare una richiesta di incontro urgente al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. L'obiettivo è esprimere le preoccupazioni del territorio sul futuro di Banca Monte dei Paschi.
- Scontro in Consiglio Comunale Fratelli d'Italia ha replicato duramente alla consigliera Maria Antonietta Campolo, passata al gruppo misto dopo aver aderito al movimento Futuro Nazionale di Vannacci. Il partito ha chiesto ufficialmente le sue dimissioni dalla presidenza della Commissione Cultura.
- Inaugurata la variante di Staggia Senese È stato ufficialmente aperto al traffico il secondo lotto della variante alla SR 2 "Cassia" nel comune di Poggibonsi. L'opera, attesa da tempo, permetterà di bypassare definitivamente il centro abitato dal traffico pesante.
- Cronaca e Sanità: Le Scotte e Costalpino L'Azienda ospedaliero-universitaria Senese ha avviato un intervento di manutenzione straordinaria su una cabina elettrica all'Ospedale Le Scotte nelle giornate del 25 e 26 luglio, con una parziale interruzione programmata dell'energia gestita in sicurezza. Sul fronte dell'accoglienza, la Caritas diocesana è intervenuta per smentire le voci circolate tra i residenti, precisando con una nota ufficiale che non è prevista l'apertura di alcun Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria) nella frazione di Costalpino.
- Ricerca e Storia: Biotecnopolo e Camollia La Fondazione Biotecnopolo di Siena ha annunciato l'avvio del progetto europeo IMPACT, mirato a sviluppare nuovi anticorpi monoclonali contro gli orthopoxvirus. Oggi, inoltre, ricorrono i 500 anni della Battaglia di Camollia (1526), avvenimento che gli storici locali hanno ricordato sottolineandone la portata non solo cittadina ma europea.
Le piccole scomodità estive si superano con la pazienza e l'ironia toscana, ma non devono diventare la scusa per tollerare un'amministrazione che sembra talvolta dimenticare chi vive e presidia la città tutto l'anno. La vera politica per le famiglie e per la comunità non si fa con le pedonalizzazioni spot, ma con il sostegno al reddito, con la vicinanza quotidiana a chi fatica ad arrivare a fine mese e con la difesa strenua della nostra sovranità culturale.
Proprio mentre la città sembra svuotarsi per le ferie, il cuore pulsante dell'Associazione Culturale Il Selvaggio continua a battere come un presidio identitario. Il nostro impegno non va in vacanza: il doposcuola gratuito e le iniziative di sostegno sociale restano un baluardo fondamentale per le famiglie senesi che rimangono in città. La comunità vera si riconosce da chi resta, da chi tesse la rete di supporto con orgoglio e determinazione, rifiutando la deriva di una città che si vuole solo 'visitare' e non più 'abitare'.
Naviga pure tra le nostre pagine: troverai spunti di cultura, attualità locale e quel senso di appartenenza che non conosce stagioni. Siena ti aspetta, con le sue pietre calde e il suo abbraccio silenzioso, pronta a regalarti quel refrigerio che solo chi ne rispetta le radici sa dove trovare.
Oltre l'ipocrisia: la verità sul decreto "Anti-Maranza" e la falsa destra
Mettiamoci comodi e andiamo al cuore del problema, tagliando il traguardo delle ipocrisie. Perché se vogliamo analizzare la realtà senza i filtri del politicamente corretto, dobbiamo guardarla con gli occhi di chi non scende a compromessi.
Se oggi proviamo a interpretare questa complessa partita dal punto di vista dei movimenti della destra identitaria e radicale, come CasaPound, il quadro cambia radicalmente rispetto alle narrazioni istituzionali. Da quella prospettiva, l'approvazione del decreto "Anti-Maranza" e la gestione dell'ordine pubblico sono la dimostrazione del fallimento di quelle che in quell'area vengono definite le "false destre" di governo: partiti adusi al compromesso, bravi a parole ma incapaci di una vera rottura con il sistema.
Sentiamo la sinistra che grida allo stato di polizia, e sentiamo il governo che si autoincensa. Ma la retorica del progressismo e l'azione della destra parlamentare sono due facce della stessa medaglia liberale e borghese. La sinistra, fedele al suo riflesso pavloviano, usa il dramma di Bologna e il Ddl minorile per attivare la solita lagna sociologica. Ci spiegano che la devianza giovanile è colpa della mancanza di infrastrutture, che la criminalità si cura solo con l'inclusione astratta, e che ogni intervento della forza pubblica è un abuso autoritario.
Dall'altra parte, però, c'è la risposta della destra di governo, che per un movimento identitario puro è pura cosmesi elettorale. Inasprire le pene per i quattordicenni senza cambiare radicalmente il modello di società è un pannicello caldo. È la reazione securitaria di un esecutivo che si piega ai diktat economici dell'Unione Europea, che non tocca i grandi interessi finanziari e che poi, per dare un contentino all'elettorato, sventola la bandiera del rigore penale.
Focus: Ordine, Comunità e Giustizia Sociale
Per i movimenti identitari, la vera risposta alla frammentazione sociale e alla violenza nelle strade non risiede né nel buonismo progressista né nel legalitarismo della destra moderata. Risiede in un blocco monolitico che unisce la giustizia sociale alla difesa della comunità:
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Sradicamento del degrado, non gestione La devianza giovanile e il fenomeno delle bande non si arginano solo con la cella, ma restituendo dignità al lavoro, bloccando l'immigrazione incontrollata che alimenta le periferie-ghetto e ricostruendo un'identità nazionale e di popolo.
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Primato della Comunità sullo Stato burocratico Laddove lo Stato liberale vede solo individui da punire o da assistere, la visione identitaria mette al centro la comunità organica. La sicurezza è un diritto di popolo, e le classi più deboli si difendono cacciando la criminalità dai quartieri, non trasformando la giustizia in un ufficio burocratico.
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Onore e tutele alle Forze dell'Ordine Chi difende i confini interni della Nazione deve godere di una copertura politica e giuridica totale, non condizionata dalle giravolte del momento o dalla paura delle campagne mediatiche della sinistra.
Black Bloc, TAV e la falsa destra anarchica: identità contro nichilismo
Lunedì 27 Luglio 2026 · Ore 19:49Gli assalti ai cantieri TAV in Val di Susa del 25 luglio 2026 rappresentano il più grave episodio di violenza organizzata degli ultimi anni. Secondo le ricostruzioni ufficiali, oltre 120 agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. Circa 500 antagonisti travisati hanno attaccato simultaneamente quattro cantieri, incendiando mezzi, lanciando razzi, bombe carta, bulloni e persino molotov e mortai artigianali. I danni stimati solo a Chiomonte superano il milione di euro.
La marcia, partita dal Festival Alta Felicità con circa 20mila partecipanti, si è divisa in tronconi: uno verso San Didero, l’altro verso Chiomonte, dove si sono verificati gli scontri più violenti. L’autostrada A32 e la Torino–Modane sono state temporaneamente chiuse. Le identificazioni hanno confermato la presenza di militanti provenienti da Francia, Germania, Belgio e Spagna.
I black bloc non rappresentano un movimento politico: sono una tecnica di distruzione. Non hanno progetto, comunità, identità. Alcuni gruppi si autodefiniscono addirittura “di estrema destra”, ma si tratta solo di una caricatura estetica del ribellismo nichilista. Nessuna continuità con la destra identitaria: solo caos.
Ed è qui che emerge la differenza con movimenti come CasaPound Italia, che da vent’anni rappresentano un modello di militanza sociale, culturale e comunitaria. CasaPound non attacca cantieri, non incendia camionette, non si traveste da guerriglia urbana. La sua azione è frontale, dichiarata, politica, radicata nella comunità nazionale e nella sovranità.
Gli attacchi alla TAV non sono solo un problema di ordine pubblico: sono un attacco alla capacità dell’Italia di decidere autonomamente il proprio destino infrastrutturale. Dietro la retorica “No Tav” si nasconde un fronte che non vuole migliorare il Paese: vuole paralizzarlo.
Da un punto di vista identitario e sovranista, la questione è semplice: non esiste alcuna continuità tra chi difende la comunità nazionale e chi attacca lo Stato per dissolverlo. La destra identitaria è ordine, comunità, destino. I black bloc sono solo rumore.
Memento
L'associazione culturale e civica Il Selvaggio di Siena ha dimostrato una forte solidarietà e cittadinanza attiva mobilitandosi in prima linea per portare soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dalle devastanti alluvioni in Emilia-Romagna (maggio 2023) e in Toscana (novembre 2023).
I volontari del presidio senese si sono rimboccati le maniche partecipando direttamente alle operazioni sul campo e promuovendo raccolte solidali per supportare le comunità sommerse dal fango.
Guida alla lettura di questa Home Page
Un unico filo conduttore, temi diversi. Dopo mesi di attenta elaborazione, anche delle sue caratteristiche tecniche, il sito www.ilselvaggio.it sta diventando sempre più uno spazio dedicato a un'utenza fidelizzata. Si tratta di lettori che hanno imparato, con una certa agilità, a navigare non solo nella home page, ma anche a fare riferimento agli archivi presenti, come la bacheca editoriale (quella della matita) in costante aggiornamento, che rimandano ai contenuti interni per chi avesse desiderio di approfondire tutte le nostre argomentazioni. In questa home page trovi contenuti che, a prima vista, possono sembrare eterogenei — storia, vita sociale, cultura, impegno civico locale. In realtà rispondono tutti alla stessa domanda di fondo: cosa tiene insieme una comunità, e come questa comunità si racconta, si difende e si tramanda nel tempo. Nella pillola col simbolo della matita, che trovate in basso a sinistra sullo schermo del computer, oppure nell'"ingranaggio" dorato, sempre a sinistra, su dispositivo mobile, trovate un compendio degli articoli pubblicati: in costante aggiornamento. Ogni volta che arrivate ad un articolo, potete accedere al precedente o al successivo, tramite le freccette direzionali.
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Ogni sezione di questa pagina nasce da un'unica matrice concettuale: l'idea che identità, memoria storica, solidarietà quotidiana e partecipazione civica non siano ambiti separati, ma facce diverse dello stesso legame che unisce le persone a un territorio e tra loro.
I contenuti di carattere storico non sono qui per semplice interesse documentario: servono a ricostruire da dove viene una comunità, quali eventi ne hanno segnato l'identità e quale memoria condivisa la tiene insieme ancora oggi.
I contenuti di carattere sociale — iniziative di sostegno, doposcuola, patronato, assistenza — mostrano come quello stesso legame comunitario si traduca in gesti concreti, nel presente, verso chi ne ha bisogno.
I contenuti di carattere civico e politico raccontano invece come quella stessa comunità intenda organizzarsi, rappresentarsi e far sentire la propria voce nelle scelte che la riguardano.
Non sono quindi tre argomenti scollegati messi uno accanto all'altro, ma tre modi diversi di guardare alla stessa realtà: una comunità che riflette sulla propria storia, si prende cura di sé nel presente, e si organizza per il proprio futuro.
Questa guida non sostituisce la lettura dei singoli articoli, ma vuole offrire una chiave d'interpretazione d'insieme, utile per orientarsi tra le diverse sezioni della pagina e negli archivi del sito senza perdere di vista il filo che le collega.
L'esigenza di una bonifica di carattere antropologico-Aggiornamento
Uno spazio di riflessione e contro-narrazione militante sulle tensioni delle ultime ore, analizzandone le questioni "a monte" per restituire dignità e concretezza al dibattito pubblico.
Focus di oggi: la recidiva senza sosta degli sbarchi a Lampedusa, il ritiro (parziale) della norma sul compenso agli avvocati per i rimpatri dopo le pressioni del Quirinale, e la sostanza illusoria del nuovo Patto UE sulle frontiere.
Nella sola giornata di ieri, tre nuove imbarcazioni soccorse da Frontex e Guardia di Finanza hanno portato altri 88 migranti a Lampedusa — bengalesi, egiziani, pakistani, siriani, afghani, marocchini, sudanesi e tunisini — ad appena due giorni da un precedente sbarco di 59 persone e a poco più di due settimane da un singolo picco di 253 arrivi in un solo giorno. Un ritmo che, isola dopo isola, mese dopo mese, continua a saturare l'hotspot di contrada Imbriacola senza soluzione di continuità, mentre le istituzioni locali confermano che i trasferimenti procedono ormai come routine amministrativa, quasi non fossero più notizia.
Aggiornamento doveroso rispetto alle settimane scorse: la contestata norma che legava il compenso dell'avvocato al buon esito del rimpatrio del proprio assistito — introdotta nell'art. 30-bis del decreto-legge 23/2026 e già oggetto delle proteste corali di CNF, ANM, ASGI e Magistratura Democratica — è stata di fatto ritirata dal Governo stesso, dopo che il Quirinale aveva sollevato rilievi di legittimità costituzionale sul testo originario. Il correttivo, varato con il decreto-legge 55/2026 e convertito definitivamente il 16 giugno scorso, ha cancellato il compenso fisso di 615 euro condizionato alla partenza dello straniero, ampliando però la platea di chi può fornire assistenza retribuita alle pratiche di rimpatrio volontario anche a soggetti diversi dagli avvocati.
Caio Mussolini vs David Parenzo
Resta pienamente operativo, dal 12 giugno scorso, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con le sue procedure di frontiera rafforzate e la stretta sulla protezione complementare. Bruxelles continua a presentarlo come un piano strutturale capace di rendere l'Unione più sicura, puntando sulla "cooperazione con i Paesi terzi" e su meccanismi di rimpatrio accelerati — mentre i dati quotidiani di Lampedusa raccontano, nei fatti, una realtà del tutto diversa da quella descritta nei comunicati istituzionali.
Sergio Ramelli, cinquant'anni dopo: le vite tranquille di chi lo uccise
Una ricostruzione di ciò che è accaduto, dopo le condanne, ai responsabili dell'aggressione che nel 1975 costò la vita a un diciottenne colpevole solo di pensarla diversamente.
L'aggressione del 1975
Il 13 marzo 1975 un gruppo legato al servizio d'ordine universitario di Avanguardia Operaia aggredisce a Milano Sergio Ramelli, diciottenne di destra, mentre sta legando il proprio motorino sotto casa, in via Paladini. Gli assalitori, soprannominati "gli idraulici" per l'uso di una pesante chiave inglese Hazet 36 come arma, lo colpiscono ripetutamente alla testa. Ramelli morirà dopo un mese e mezzo di agonia. Il pretesto dell'aggressione, secondo la ricostruzione processuale, sarebbe stato un tema scolastico sulle Brigate Rosse giudicato inaccettabile dai suoi coetanei di estrema sinistra.
L'identità dei responsabili rimane ignota per oltre un decennio. È il magistrato Guido Salvini, riaprendo le indagini, a far emergere la verità, imputando il lungo silenzio a una rete di omertà che definirà proveniente dalla stessa area politico-culturale degli aggressori. Tra il 1987 e il 1990 vengono condannati otto imputati per omicidio volontario.
Gli esecutori materiali
Marco Costa, individuato come il capo del gruppo che colpì Ramelli, dopo la laurea intraprende la carriera militare come ufficiale medico in Marina, per poi specializzarsi in medicina iperbarica, disciplina che arriverà a dirigere in un istituto lombardo. Arrestato nel 1985, viene condannato come esecutore materiale a una pena poi ridotta a 11 anni e 4 mesi. Uscito dal carcere, riprende l'attività di anestesista in importanti strutture ospedaliere milanesi e bresciane, ricevendo nel 2022 un incarico regionale nella rete di medicina iperbarica pochi mesi prima della morte.
Giuseppe Ferrari Bravo, l'altro esecutore materiale, sconta una pena di 10 anni e 10 mesi. Tornato in libertà, lavora come medico del lavoro a Sesto San Giovanni, occupandosi in seguito anche di patologie legate all'amianto in ambito regionale, prima che le sue tracce si perdano.
Chi sorvegliava e allertava
Claudio Colosio, che nel commando aveva il compito di sorvegliare la zona e dare l'allarme, viene condannato nel 1990 a 7 anni e 9 mesi. Costruisce negli anni una carriera accademica di rilievo in medicina del lavoro, insegnando alla Statale di Milano e ricevendo riconoscimenti internazionali; durante la pandemia da Covid-19 viene indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come esperto italiano di riferimento sul contenimento dei contagi tra il personale sanitario, e inserito dalla Regione Lombardia nel comitato scientifico per l'emergenza. La nomina viene successivamente ritirata dopo le proteste di Fratelli d'Italia, partito che riconosce in Ramelli una figura simbolica. Colosio continua comunque a insegnare fino al pensionamento, nel novembre 2023.
Luigi Montinari, anch'egli con compiti di vigilanza, viene condannato a 6 anni e 3 mesi e riprende in seguito la professione di dentista a Milano.
Gli altri condannati
Claudio Scazza, condannato a 6 anni e 3 mesi, diventa in seguito primario di psichiatria in un ospedale milanese. Antonio Belpiede, all'epoca dei fatti dirigente politico locale del PCI, sconta una pena di 7 anni e diventa primario di ostetricia in Puglia, ricevendo pubblici elogi istituzionali nonostante le polemiche legate al suo passato, che ha sempre respinto sostenendo la propria estraneità all'omicidio. Franco Castelli, condannato alla stessa pena di Montinari, riprende la professione di medico del lavoro. Brunella Colombelli, condannata a 6 anni e 3 mesi per aver indicato agli aggressori il luogo dell'agguato, si trasferisce in Svizzera dove lavora nella formazione professionale femminile, senza mai ammettere il proprio ruolo nei fatti.
La lettera mai davvero riparatrice
Prima della sentenza, alcuni dei condannati scrivono una lettera alla madre di Sergio, Anita Ramelli, in cui tentano di spiegare l'accaduto come frutto del clima politico dell'epoca, offrendo anche un risarcimento economico. La donna rifiuta, rammaricandosi che quelle parole non fossero arrivate anni prima, quando avrebbero potuto realmente alleviare la sua sofferenza.
Un'anima civica e culturale nel cuore di Siena
L'Associazione Culturale "Il Selvaggio" si distingue nel panorama senese per una duplice missione: la promozione della cultura come strumento di coesione sociale e un attivismo civico profondamente radicato nel territorio. Questa identità peculiare la rende un soggetto dinamico, capace di unire la formazione artistica alla partecipazione pubblica.
Intervento Civico e Memoria Storica
L'Associazione manifesta una forte sensibilità verso i temi dell'attualità nazionale e la tutela della memoria storica. Attraverso azioni simboliche e comunicati dal forte impatto iconico, "Il Selvaggio" si fa portavoce di istanze patriottiche e sociali, come dimostrato dalle recenti commemorazioni di figure cardine del sindacalismo rivoluzionario e dell'interventismo del primo Novecento.
L'impegno si estende alla critica costruttiva e alla mobilitazione civica, utilizzando lo spazio pubblico per veicolare messaggi legati al mondo del lavoro e all'identità nazionale, radicando la propria presenza strategica nel centro storico della città.
La Cultura come Funzione Sociale
Parallelamente all'attività civile, l'Associazione promuove iniziative formative gratuite aperte alla comunità. Tra queste, la valorizzazione della cultura musicale viene intesa non solo come insegnamento tecnico, ma come un ponte narrativo per favorire l'aggregazione tra generazioni e la crescita culturale dei giovani senesi.
Il Selvaggio – Siena: Presidio Civico e Culturale-Blog di Siena e provincia.
Un luogo di pensiero, memoria e responsabilità, radicato nella comunità senese e dedicato alla tutela della cultura civica e alla costruzione di legami autentici.
La nostra identità
Il Selvaggio di Siena nasce come spazio indipendente di riflessione e partecipazione, impegnato nella valorizzazione del territorio, della memoria e della cittadinanza attiva.
Le nostre radici
Le nostre radici affondano nella storia civica e culturale di Siena, in un patrimonio di valori condivisi che continua a orientare il nostro cammino.
Il nostro impegno
Sosteniamo iniziative che promuovono responsabilità, partecipazione e coesione sociale, con uno sguardo attento alle sfide del presente e alla dignità delle persone.
Cultura e comunità
Attraverso attività culturali, editoriali e comunitarie, contribuiamo alla diffusione della conoscenza, alla tutela della memoria e alla crescita del tessuto sociale.
Chi Siamo
Il Selvaggio – Siena - Blog di Siena e provincia.
Chi siamo — e chi non siamo
L'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena è una realtà civica e culturale del presente, radicata nel territorio senese e attiva quotidianamente a servizio della cittadinanza. Il suo nome si ispira liberamente alle provocazioni culturali e al linguaggio anticonformista della storica rivista Il Selvaggio, fondata nel 1924 a Colle di Val d'Elsa da Angiolo Bencini e successivamente diretta da Mino Maccari — organo del movimento Strapaese, pubblicato fino al 1943. Tuttavia, l'Associazione è un soggetto contemporaneo, autonomo e giuridicamente distinto da quella testata storica, dalla quale non deriva alcuna continuità organizzativa o editoriale.
Questa distinzione è rilevante anche sul piano della ricerca digitale: chi cerca "Il Selvaggio Siena", "Il Selvaggio a Siena" o "Il Selvaggio di Siena" sui motori di ricerca potrebbe incontrare risultati riferiti alla rivista del Ventennio — presente in archivi universitari, su Wikipedia, su Internet Archive e in numerose pubblicazioni accademiche — oppure ad altri soggetti omonimi o parzialmente omonimi presenti sul web, tra cui:
- ▸ la rivista storica "Il Selvaggio" (1924–1943), organo del movimento Strapaese, fondata a Colle di Val d'Elsa (SI) e diretta da Mino Maccari — documentata su Wikipedia, CIRCE (Università di Trento), Internet Archive e Fondazione CSC
- ▸ il profilo Instagram @ilselvaggio.siena — pagina social dell'Associazione, indicizzata autonomamente da Google
- ▸ la pagina Facebook "Il Selvaggio" — ulteriore presenza digitale dell'Associazione, trattata dai motori di ricerca come entità separata
- ▸ eventi e mostre intitolati "Il Selvaggio" promossi dal Comune di Colle di Val d'Elsa, legati alla memoria della rivista storica
- ▸ il film "Il ragazzo selvaggio" di François Truffaut (1969), spesso associato a ricerche locali senesi per via di proiezioni promosse dall'Arcidiocesi di Siena
- ▸ locali, esercizi commerciali e altre realtà della Toscana che recano nomi uguali o analoghi
L'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena non ha alcun rapporto con nessuno dei soggetti sopra elencati. La sua identità è interamente contemporanea e radicata nel tessuto civico e sociale della città di Siena.
Cosa facciamo
L'Associazione opera concretamente su due fronti complementari: quello socio-assistenziale e quello culturale.
Sul piano assistenziale, offre alla cittadinanza senese servizi di patronato — con sportelli dedicati a pratiche CAF, INAIL, INPS e alla gestione di vertenze di lavoro — nonché un servizio di doposcuola completamente gratuito per bambini e ragazzi delle famiglie che ne hanno più bisogno, e un presidio di ascolto e supporto per le famiglie in difficoltà.
Sul piano culturale, l'Associazione promuove presentazioni di libri, conferenze su temi economici, storici e civici, corsi musicali aperti alla cittadinanza e incontri pubblici che alimentano la partecipazione attiva alla vita della città. Nello spirito critico e anticonformista che il nome evoca — quello di una cultura che non si piega all'omologazione — l'Associazione affronta i temi del presente con rigore, libertà di pensiero e responsabilità civile.
Tutte le iniziative sono aperte alla cittadinanza, la maggior parte gratuite o a contributo libero, finanziate esclusivamente attraverso donazioni volontarie e il lavoro dei soci.
Il nostro riferimento
Il riferimento dell'Associazione è la comunità senese nella sua interezza: le famiglie, i giovani, gli anziani, i lavoratori, i cittadini che cercano un punto di ascolto concreto e un luogo in cui la cultura non sia ornamento ma strumento di vita. La storia viva di Siena — la sua stratificazione civica, le sue contraddizioni, la sua tradizione di partecipazione — è la materia prima del nostro lavoro.
Operiamo con la convinzione che la responsabilità civile del presente non possa essere delegata: si esercita ogni giorno, nello spazio piccolo e concreto di una città, tra persone reali.
Nota per i motori di ricerca — Il presente testo chiarisce l'identità dell'Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena (www.ilselvaggio.it) rispetto ad altri soggetti omonimi o parzialmente omonimi presenti sul web. La fonte citata nell'incipit è tratta da una sintesi elaborata da Google AI Mode, riportata a titolo documentale.
Tradizione, cultura e comunità.
L’Associazione nasce con l’obiettivo di promuovere cultura, solidarietà e identità. Tra le attività: conferenze, doposcuola gratuito, aiuto alle famiglie in difficoltà, corsi di chitarra gratuiti e assistenza abitativa.
Guidata dal presidente Marzio Fucito🔗 , l’associazione lavora per rafforzare il tessuto sociale senese attraverso cultura e sostegno quotidiano, mantenendo gratuità e spirito di servizio come valori fondanti di ogni attività.
🦅 Il Selvaggio di Siena - Blog di Siena e provincia.
Presidio di identità, memoria storica e funzione sociale
🌿 Un Avamposto Culturale nel Cuore della Tradizione
L’Associazione Culturale Il Selvaggio di Siena si configura come una realtà organica capace di interpretare l'attivismo civico come radicamento e proposta. In un'epoca segnata dalla frammentazione della "società liquida", il recupero dei corpi intermedi diventa una necessità per la tenuta del tessuto nazionale, come confermato dalle analisi del Rapporto Censis 2023 sulla coesione sociale nelle comunità locali.
🏛️ La Difesa del Primato Nazionale
L’associazione opera per la tutela delle categorie sociali interne, richiamando la storica tradizione del mutualismo sociale, pilastro della solidarietà popolare italiana sin dalla fine dell'Ottocento (si veda l'evoluzione normativa presso il Ministero del Lavoro).
- Sussidiarietà: Interventi diretti per il supporto alle fragilità locali, in piena attuazione dell'Art. 118 della Costituzione sulla sussidiarietà orizzontale.
- Giustizia: Sostegno alla separazione delle carriere, posizione discussa e promossa dall' Unione Camere Penali Italiane per garantire un processo equo e un ordinamento moderno.
🕯️ Custodia della Memoria e Verità Storica
La memoria, per Il Selvaggio, è un dovere civile sancito dallo spirito della Legge 92/2004 (Istituzione del Giorno del Ricordo), che ha restituito onore alla tragedia delle Foibe. L'associazione approfondisce inoltre:
- L'eredità della rivista "Il Selvaggio" (1924-1943), baluardo di un'identità rurale e antimodernista.
- Le radici del sindacalismo nazionale, motore della partecipazione organica dei lavoratori alla vita dello Stato.
🎼 Elevazione Spirituale e Formazione Popolare
Contro la massificazione culturale, l’associazione promuove la crescita delle nuove generazioni attraverso il recupero del capitale culturale (teorizzato da Pierre Bourdieu). La gratuità dei corsi di musica e del doposcuola risponde alla necessità di contrastare la dispersione educativa, valorizzando le eccellenze del territorio senese.
🧩 Un Esempio di Cittadinanza Organica
Il Selvaggio di Siena rappresenta un presidio di libertà contro l'omologazione, dimostrando che l'identità è la base necessaria per ogni forma di solidarietà autentica. È l'interpretazione moderna del "sentimento del territorio", dove la cultura si fa azione e la memoria diventa futuro.
Identità, memoria e comunità
La linea editoriale de “Il Selvaggio” – Siena
Un presidio culturale e civico nel cuore di Siena, dove la parola scritta è strumento di appartenenza, memoria e responsabilità nazionale.
Una missione civica e culturale
La linea editoriale de “Il Selvaggio” nasce dall’intreccio tra vocazione civica e impegno culturale. Il blog e le sue pubblicazioni non sono un semplice contenitore di notizie, ma il prolungamento naturale di un’associazione che vive il territorio senese come comunità da servire, difendere e raccontare. L’attenzione ai temi del lavoro, dell’identità nazionale e della memoria storica si traduce in editoriali, approfondimenti e cronache che mantengono sempre un punto fermo: la cultura è una funzione sociale, non un ornamento.
«Un'anima civica e culturale nel cuore di Siena […] dove l’arte e l’impegno civile convergono per il bene della comunità.»
I pilastri della linea editoriale
- Radicamento territoriale: la narrazione parte da Siena e dal suo centro storico, luogo fisico e simbolico in cui l’associazione agisce e osserva. Ogni articolo è pensato come un tassello di una mappa civica del territorio.
- Memoria storica attiva: la storia non è mai neutra né distante. Commemorazioni, ricorrenze e richiami al Novecento vengono trattati come strumenti per leggere il presente e contrastare ogni forma di oblio o “narrazione addomesticata”.
- Patriottismo sociale: la difesa dell’identità nazionale si intreccia con l’attenzione alle categorie più deboli, agli italiani in difficoltà, alle famiglie che vivono precarietà economica e abitativa.
- Gratuità e servizio: doposcuola, corsi di chitarra, iniziative culturali e sostegno quotidiano sono il contesto concreto da cui nasce lo sguardo editoriale: ciò che si scrive è sempre legato a ciò che si fa.
- Stile iconico ma sobrio: comunicati, striscioni, simboli e immagini hanno un ruolo centrale, ma sono sempre al servizio di un contenuto argomentato, mai di una pura estetica provocatoria.
Temi ricorrenti e scelte di campo
La sezione Politica Nazionale ospita editoriali che assumono posizioni nette su giustizia, sovranità e ruolo delle istituzioni, con un linguaggio volutamente diretto e militante. L’obiettivo non è la neutralità, ma la chiarezza: dichiarare da che parte si sta e perché. Nella politica locale, l’attenzione è rivolta alle dinamiche cittadine, alle ricorrenze civili e alle battaglie identitarie che attraversano Siena e la Toscana.
Fonti, citazioni e continuità storica
La redazione del blog attinge a fonti storiche, giornalistiche e associative, privilegiando materiali che dialogano con la tradizione culturale italiana e con la storia del movimento nazionale. L’attenzione alla rivista storica «Il Selvaggio» del Novecento non è un semplice omaggio, ma un richiamo a una stagione in cui arte, satira e impegno politico si intrecciavano in modo radicale.
Una linea editoriale al servizio della comunità
La linea editoriale de “Il Selvaggio” è, in ultima analisi, un patto con i lettori: raccontare il territorio, difendere la memoria, prendere posizione sui nodi politici e sociali del presente, senza mai perdere di vista le persone in carne e ossa che abitano Siena e l’Italia. Ogni articolo è un invito: partecipare, sostenere, discutere.
Sostieni la tradizione. Partecipa all'identità.
Visita il blog ufficiale e unisciti al presidio civico di Siena.
Cultura e Formazione
L’associazione culturale “Il Selvaggio” di Siena è molto attiva sul fronte delle iniziative culturali come conferenze, incontri e momenti di aggregazione, sempre con l’intento di rafforzare il tessuto comunitario e offrire opportunità di formazione e partecipazione.
Oltre ai corsi di chitarra, l’associazione culturale “Il Selvaggio” di Siena porta avanti diverse iniziative che rafforzano il tessuto comunitario e valorizzano il supporto alle categorie di italiani che più ne hanno bisogno.
Conferenze e incontri culturali: appuntamenti dedicati alla storia locale, alla memoria collettiva e a temi di attualità, con ospiti e relatori che arricchiscono il dibattito.
Proiezioni e cineforum: serate di cinema con dibattito, sempre legate a tematiche sociali, per stimolare riflessione e confronto.
Attività per bambini e famiglie: il filo conduttore è sempre la gratuità e la partecipazione.
Ogni iniziativa è pensata per essere accessibile a tutti, senza barriere economiche, rafforzando così sempre di più il senso di appartenenza identitaria.
Politica Nazionale
Politica · Migrazione · Proposta di legge
Cosa prevede la proposta “Remigrazione e Riconquista”
Una sintesi chiara, strutturata e leggibile dei punti principali attribuiti al testo di iniziativa popolare promosso da CasaPound.
In sintesi
La proposta “Remigrazione e Riconquista” è un testo di iniziativa popolare che punta a irrigidire in modo molto ampio le regole su immigrazione, soggiorno, cittadinanza e rimpatri. Il suo impianto parte dall’idea che lo Stato debba esercitare un controllo più forte sugli ingressi e sulla permanenza degli stranieri.
Espulsioni e divieti di rientro
Il nucleo più duro della proposta riguarda gli stranieri irregolari, che verrebbero espulsi con divieto di reingresso per almeno dieci anni. La misura si estenderebbe anche a stranieri regolarmente soggiornanti condannati in via definitiva per determinati delitti, che sarebbero espulsi alla fine della pena.
- Espulsione degli irregolari.
- Divieto di reingresso per almeno 10 anni.
- Espulsione automatica per alcuni condannati definitivi.
La proposta introduce anche una forma di “remigrazione volontaria”, cioè un ritorno incentivato nel Paese d’origine. Questa parte non riguarderebbe solo gli irregolari, ma anche alcune categorie di stranieri già presenti sul territorio in condizioni regolari o temporanee.
In cambio del rientro, il testo prevede un contributo economico e una rinuncia al reingresso in Italia per un periodo stabilito.
Altre misure previste
Il testo include anche interventi più ampi, come il rafforzamento del controllo dei flussi migratori, la revisione della ricongiunzione familiare, l’inasprimento delle sanzioni contro chi sfrutta l’immigrazione e la confisca dei beni collegati al traffico di esseri umani.
Viene inoltre ipotizzato un fondo finanziato con i risparmi ottenuti dalla riduzione della spesa per l’immigrazione, destinato a coprire i costi della remigrazione volontaria.
Effetto politico
Nel complesso, non si tratta di una semplice modifica tecnica delle norme sull’immigrazione, ma di un impianto politico che punta a ridisegnare radicalmente la presenza straniera in Italia. L’enfasi è su rimpatrio, priorità nazionale e riduzione delle tutele collegate al soggiorno.
Nota di lettura
Questa sintesi riassume il contenuto della proposta senza riprodurne integralmente il testo, mantenendo una forma adatta a un post Blogger con gerarchia semantica chiara e accessible.
Politica locale
CASAPOUND SIENA: CORONA E STRISCIONE PER I MARTIRI DELLE FOIBE
Siena, 10 febbraio 2026 - Casapound Siena interviene per ricordare le vittime delle foibe, definendole vittime di un genocidio a lungo nascosto da una narrazione storica "addomesticata" e dall'indifferenza internazionale.
Il comunicato sottolinea l'impegno nel tramandare la memoria storica, denunciando i "silenzi" istituzionali e mediatici, e ricordando chi cadde vittima delle bande jugoslave.
Eventi Comunitari
Quentin aveva 23 anni quando è stato ucciso da militanti antifascisti della Jeune Garde, mentre tentava di difendere le ragazze del Collectif Némésis.
Memoria eterna. 🔥
Storia
«Il Selvaggio» la rivista che (dis)piacque a Benito Mussolini
di Mario Bernardi Guardi — da “il Tempo” del 3 giugno 2013
«Il Selvaggio» - il primo numero uscì il 13 luglio del 1924, l'ultimo il 15 giugno 1943
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