Giustizia per Mario Roggero: l'Annullamento senza rinvio è l'unico verdetto accettabile contro la tirannia del codice
Dalla parte di chi lavora, spara e difende la vita: la Cassazione ha il dovere morale di spazzare via 14 anni di vergogna giudiziaria. Altro che galera, a un uomo d'onore spetta la medaglia.
In uno Stato degno di questo nome, il cittadino onesto che difende la propria famiglia, la propria vita e il frutto di anni di sacrifici dall'assalto della criminalità non dovrebbe nemmeno varcare la soglia di un'aula di tribunale. Eppure, in questa Italia capovolta dai dogmi del progressismo giuridico, siamo costretti ad attendere con il fiato sospeso il verdetto della Suprema Corte di Cassazione su Mario Roggero. Per il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in appello all'assurda e infame pena di 14 anni e 9 mesi, esiste una sola via d'uscita politicamente e moralmente ammissibile: l'annullamento della condanna senza rinvio.
Qualsiasi altra decisione, a partire dal pavido allineamento alla Procura Generale che chiede la conferma della condanna, sancirebbe la resa definitiva delle istituzioni di fronte al banditismo. L'annullamento senza rinvio (regolato dall'articolo 620 del Codice di procedura penale) non sarebbe solo un tecnicismo per decretare che "il fatto non costituisce reato", ma un atto di giustizia sovrana che riconosce il principio sacro e inviolabile della legittima difesa totale.
L'ipocrisia delle sentenze di merito
Il calvario giudiziario inflitto a Roggero fotografa perfettamente la deriva ideologica della magistratura italiana. Ad Asti, in primo grado, una condanna kafkiana a 17 anni per duplice omicidio volontario. A Torino, in appello, uno sconto di pena farsa che fissa l'asticella a 14 anni e 9 mesi, escludendo con spocchia intellettuale la legittima difesa perché l'inseguimento all'esterno del negozio avrebbe rotto il nesso di imminenza del pericolo.
Siamo di fronte al feticismo del millimetro e del cronometro applicato alla sopravvivenza. La Procura Generale, arroccata nel suo fortino normativo, chiede oggi di blindare questa mostruosità giuridica. La Cassazione ha l'occasione storica di spaccare questo meccanismo perverso: applicando l'articolo 620 c.p.p., può e deve emettere una sentenza di annullamento radicale, dichiarando che difendersi è un dovere sociale oltre che un diritto biologico.
La trincea comunitaria: una medaglia all'Italia che non si arrende
La reazione dell'opinione pubblica sana, identitaria e popolare non ammette mediazioni. Chi chiede una medaglia al valore civile per Mario Roggero non sta provocando, sta dettando l'unica linea politica accettabile in un Paese civile. La solidarietà militante espressa dalle comunità locali, le collette per le spese legali e i presidi non sono semplici manifestazioni di vicinanza, ma una dichiarazione di guerra culturale a un sistema che tutela il carnefice e criminalizza la vittima.
Mentre la vulgata progressista invoca la "proporzionalità tra difesa e offesa" – pretendendo che un commerciante terrorizzato pesi i grammi di piombo contro le lame dei delinquenti –, noi ribaltiamo il paradigma: la proprietà privata è sacra, la difesa della stirpe e degli affetti è indiscutibile, e chi sceglie la via della criminalità accetta implicitamente il rischio delle conseguenze fatali.
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