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Degrelle e le idee oltre l'uomo

Pensiero filosofico & storia delle idee

Degrelle e le idee oltre l'uomo

Quello che il pensiero astratto può dirci, al netto della storia

Il primato dell'azione come categoria filosofica

Uno degli elementi più autenticamente interessanti nel pensiero di Degrelle è la centralità che egli attribuisce all'azione come forma di conoscenza. Non si tratta di attivismo cieco — almeno non nella sua elaborazione teorica — ma di qualcosa che richiama da vicino il pragmatismo americano di William James e John Dewey: l'idea che la verità non sia una proprietà astratta delle proposizioni, ma qualcosa che si manifesta nel fare, nel rischio, nell'impegno concreto nel mondo.

In questo senso, il Degrelle teorico sostiene che l'uomo si conosce agendo, non contemplando. La vita interiore non basta: occorre misurarsi con la resistenza della realtà. È una posizione che ha radici profonde nella filosofia europea, da Fichte a Bergson, e che al netto di qualsiasi applicazione politica conserva una sua forza speculativa. L'azione come epifania del sé — non come violenza, ma come vocazione — è un tema che attraversa la modernità filosofica ben oltre i confini dell'ideologia.

Il comunitarismo organico e la critica all'individualismo atomistico

Degrelle sviluppò, soprattutto nella fase giovanile della sua riflessione, una critica all'individualismo liberale che non è priva di interesse se letta in chiave filosofica pura. La sua idea è che l'individuo isolato sia un'astrazione — che l'essere umano sia costitutivamente relazionale, radicato in una comunità, in una tradizione, in un luogo.

Questa posizione, depurata da qualsiasi implicazione etnica o nazionalista, si avvicina sorprendentemente a filoni del pensiero comunitarista contemporaneo — da Alasdair MacIntyre ad Amitai Etzioni — che criticano la visione liberale del soggetto come atomo autonomo e senza storia. L'idea che l'identità personale si costruisca dentro una rete di relazioni e appartenenze, non nonostante esse, è oggi una posizione rispettabile e largamente discussa nella filosofia politica e nell'etica.

Il cattolicesimo come tensione verso il trascendente

Al di là di qualsiasi strumentalizzazione della fede, vi è negli scritti di Degrelle una tensione autentica verso il trascendente, una domanda sull'assoluto che precede e sopravanza qualsiasi risposta istituzionale. In questo senso si può parlare di un idealismo di tipo platonico-agostiniano: la realtà visibile come ombra di una realtà più alta, l'impegno umano come partecipazione a qualcosa che lo eccede.

È una posizione filosoficamente antica e nobilissima, presente in Plotino, in Agostino, in Simone Weil. Separare questa tensione spirituale dalle conclusioni a cui Degrelle la piegò è non solo possibile, ma filosoficamente doveroso.

La critica alla mediocrità borghese come istanza etica

C'è infine un tema che ricorre nel pensiero degrelliano e che risuona — con tutti i necessari distinguo — in autori molto distanti da lui: la critica alla mediocrità, al conformismo, alla vita ridotta a consumo e sopravvivenza. L'idea che esista una chiamata verso qualcosa di più alto, che la vita umana abbia una dimensione eroica nel senso greco del termine — non militare, ma esistenziale — è un tema che attraversa Kierkegaard, Nietzsche, Ortega y Gasset, e in parte anche il personalismo cristiano di Mounier.

Depurata da qualsiasi estetica della violenza, questa istanza pone una domanda che rimane aperta e urgente: come si costruisce una vita che abbia senso, che non si riduca alla gestione dell'ordinario? È una domanda filosofica seria, e il fatto che le siano state date risposte storicamente inaccettabili non la cancella — semmai ci invita a cercarne di migliori.

Conclusione

Il cattolicesimo politico belga del Novecento, il comunitarismo organico, la critica all'individualismo, la tensione verso il trascendente — sono filoni che meritano di essere discussi, proprio perché le domande che li animano non appartengono a nessuna ideologia. Appartengono alla condizione umana.

Le idee, a differenza degli uomini, non muoiono con le loro biografie.
Sta a noi scegliere quali domande vale ancora la pena portare avanti.

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