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Recensione  ·  Storia  ·  Memoria

La foiba della Val d'Orcia

8 Aprile 1944 — La Pasqua di sangue

Ilario Sbrilli · Eclettica Edizioni · Collana Secolo Breve

Ristampare La foiba della Val d'Orcia è prima di tutto un tributo civile e di rispetto nei confronti di quei defunti, oltre che un modo per risarcire idealmente tutti coloro che hanno sofferto in silenzio per anni e che oggi hanno finalmente il pieno diritto di raccontare la loro storia, fatta di coraggio, di lacrime, di sangue ma anche di tante colpevoli omissioni. Lasciamogliela urlare liberamente attraverso queste pagine: diamo fiato alle loro voci attraverso le nostre. — Prof. Francesco Tricomi, dalla Prefazione

Esistono ferite nella storia italiana che stentano a rimarginarsi, non perché il tempo non abbia fatto il suo corso, ma perché per decenni non è stato permesso loro di essere riconosciute. La foiba della Val d'Orcia di Ilario Sbrilli è precisamente uno di quei libri che si impongono come atto di giustizia prima ancora che come opera letteraria: la ricostruzione di un crimine rimasto nell'ombra per troppo tempo, consumatosi non sulle coste dell'Adriatico ma nel cuore verde della Toscana.

L'8 aprile 1944, giorno di Pasqua, quattro uomini vengono uccisi a sangue freddo in Val d'Orcia. Non è la guerra a ucciderli direttamente — almeno non nel senso convenzionale del termine. È la violenza fratricida di un'Italia lacerata tra occupazione nazista, fascismo e lotta partigiana, in cui il confine tra giustizia e sopraffazione si fa sottile fino a scomparire. Tra le vittime c'è Giovanni Battista Sbrilli, padre dell'autore. Ilario aveva dodici anni.

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Quello che Sbrilli compie in queste 165 pagine dense e precise è un lavoro di memoria attiva che va ben oltre il resoconto personale. Attingendo agli atti processuali, alle testimonianze dei sopravvissuti e a una documentazione raccolta con la tenacia di chi sa di combattere contro l'oblio istituzionale, l'autore ricostruisce non soltanto la dinamica del massacro, ma il lungo e tortuoso percorso giudiziario che ne seguì — uno dei primissimi processi nella storia dell'Italia repubblicana intentati contro esponenti della Resistenza partigiana.

Il racconto si snoda attraverso minacce, bugie, depistaggi e tradimenti. La famiglia Sbrilli si trovò a combattere su un doppio fronte: da un lato il lutto devastante per la perdita del padre e marito, dall'altro il muro di omertà e di convenienza politica che avvolgeva i responsabili. In un'Italia del dopoguerra che aveva urgenza di costruire narrazioni eroiche e unitarie sulla Resistenza, dare voce a una vicenda come questa significava nuotare controcorrente con il rischio reale di annegare.

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Ciò che colpisce nella scrittura di Sbrilli è la sobrietà. Non c'è compiacimento nel dolore, non ci sono enfatizzazioni melodrammatiche. Il tono è lucido, quasi notarile in certi passaggi, come se l'autore avesse scelto consapevolmente di lasciare che i fatti parlassero da soli — e i fatti, in questo caso, sono già di una brutalità sufficiente a non aver bisogno di abbellimenti.

Il volume si inserisce in un filone storiografico importante e ancora troppo poco frequentato: quello delle violenze politiche perpetrate durante e immediatamente dopo la Liberazione in territori non adriatici, lontani dalla geografia classica delle foibe istriane e dalmate. La Val d'Orcia — paesaggio iconico, celebrato dalla fotografia e dalla letteratura — custodisce così anche questa memoria oscura, che il libro di Sbrilli contribuisce finalmente a portare alla luce.

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La prefazione del professor Francesco Tricomi offre un prezioso inquadramento storico e civile, ricordando al lettore che restituire la parola alle vittime non è un atto di revanchismo né di riscrittura ideologica della storia, ma un dovere elementare di civiltà.

Ilario Sbrilli, nato nel 1931 ad Abbadia San Salvatore e cresciuto in provincia di Siena, ha impiegato decenni per trasformare il trauma infantile in testimonianza scritta. Il risultato è un libro che vale la pena leggere non soltanto per chi ha un interesse specifico per la storia della Seconda Guerra Mondiale, ma per chiunque creda che fare i conti con il passato — anche quando fa male, anche quando è scomodo — sia l'unico modo onesto di abitare il presente.

Segnaliamo con convinzione questo volume: non come curiosità storiografica di nicchia, ma come lettura necessaria. Perché certe voci, troppo a lungo costrette al silenzio, meritano finalmente di essere ascoltate.

Scheda del volume

TitoloLa foiba della Val d'Orcia. 8 Aprile 1944, la Pasqua di sangue
AutoreIlario Sbrilli
EditoreEclettica Edizioni
CollanaSecolo Breve
Pagine165
EdizioneSeconda (febbraio 2021)
Prezzo€ 15,10
ISBN978-8832165500

Una storia di coraggio, lacrime e colpevoli omissioni.
Finalmente, il pieno diritto di essere raccontata.

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