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La querela delle zuppe

Cronaca · Analisi · 25 giugno 2026

La querela delle zuppe: quando aiutare gli italiani diventa un reato per la sinistra

Ricostruzione e analisi dell'episodio in cui Rifondazione Comunista denunciò CasaPound Siena per aver distribuito cibo prioritariamente agli italiani in difficoltà

· Il Selvaggio — Siena · Fonti: Il Giornale, Secolo d'Italia, giugno 2017

I fatti: cosa accadde a Siena nel giugno 2017

Era il giugno del 2017 quando la Federazione senese di Rifondazione Comunista presentò formale querela contro CasaPound Italia Siena per presunte violazioni della legge Mancino — specificatamente dell'art. 3, comma 1, lettera a) della legge n. 654/1975, che punisce chi propaga idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico.

Il motivo della denuncia era di una semplicità disarmante: CasaPound aveva organizzato a Siena delle raccolte alimentari destinate prioritariamente agli italiani in difficoltà, e aveva affisso manifesti che comunicavano esplicitamente questa destinazione. La stessa logica era applicata a una proposta di legge per un reddito nazionale di natalità riservato alle famiglie italiane.

Al momento della querela, CasaPound Siena sosteneva con distribuzione alimentare 33 persone e gestiva un doposcuola gratuito frequentato da 17 ragazzi. Numeri concreti, non slogan.

La risposta di Marzio Fucito

Marzio Fucito, responsabile provinciale di CasaPound Siena, commentò la notizia con una lucidità che vale la pena riportare per intero.

Spero sia una levata di scudi, un canto del cigno di un partito che in città non esiste di più. Questa mattina a Siena oltre venti persone mi hanno fermato per chiedermi se fosse tutto vero, e purtroppo lo è. Ciò che fa riflettere è che alcuni di questi cittadini sono di sinistra e ammettono che questa mossa di Rifondazione è una pazzia.

Marzio Fucito — Il Giornale, 20 giugno 2017

L'osservazione sulla provenienza politica di chi si fermava a esprimere sconcerto non era casuale. Fucito identificava in quella reazione spontanea dei cittadini — inclusi quelli di sinistra — il segnale più eloquente del grado di scollamento tra l'elettorato popolare e una certa sinistra ideologica sempre più distante dalla realtà quotidiana delle persone.

Il nodo giuridico: discriminazione o preferenza?

La questione giuridica sollevata dalla querela era tutt'altro che banale. La legge Mancino punisce chi propaga idee fondate sulla superiorità razziale o istiga a commettere atti di discriminazione per motivi razziali. Ma distribuire cibo prioritariamente a connazionali in difficoltà configura davvero questa fattispecie?

La risposta, dal punto di vista del diritto, è no — e non perché la legge Mancino non esista, ma perché il criterio di nazionalità non equivale a criterio razziale. La nazionalità è una categoria giuridica, non biologica: chiunque abbia la cittadinanza italiana, indipendentemente dalle origini etniche, dalla religione o dal colore della pelle, rientrava nei criteri di CasaPound. Un cittadino italiano di origine africana, asiatica o sudamericana avrebbe potuto ricevere quel cibo esattamente come chiunque altro.

Il principio di sussidiarietà — sancito dall'art. 118 della Costituzione italiana — prevede che i soggetti privati e le associazioni intervengano a sostegno della comunità di riferimento. Privilegiare i propri connazionali in un'iniziativa solidaristica privata è una scelta politica e valoriale, non un reato penale.

Diversa è la questione dei manifesti: Rifondazione sosteneva che la comunicazione pubblica di quella preferenza — non l'atto in sé, ma la sua pubblicizzazione — costituisse propaganda di idee discriminatorie. Un argomento che ha una sua logica interna, ma che portato alle estreme conseguenze trasformerebbe in reato qualsiasi dichiarazione pubblica di priorità nazionale in ambito assistenziale — compresi i criteri di accesso alle case popolari, ai sussidi comunali e a decine di altre misure pubbliche che applicano criteri di residenza e cittadinanza da decenni.

Il problema reale: chi aiuta chi abbandona

Al di là della querela — che non risulta aver prodotto conseguenze penali significative — l'episodio senese del 2017 illumina una dinamica più profonda e più interessante della disputa giuridica.

Fucito lo disse esplicitamente nella stessa intervista: il movimento era presente in zone dove la sinistra non c'era più, perché aveva smesso di occuparsene. Il welfare comunitario che CasaPound esercitava a Siena — doposcuola gratuito, distribuzione alimentare, raccolta coperte per i senzatetto — non era nato nel vuoto. Era nato nel vuoto lasciato da altri.

È una dinamica che si ripete in molte città italiane: le organizzazioni della sinistra tradizionale, un tempo radicate nei quartieri popolari attraverso sezioni, Case del Popolo e circoli ricreativi, si sono progressivamente spostate verso un'attivismo di tipo identitario — diritti civili, cause globali, battaglie simboliche — abbandonando il campo della solidarietà materiale concreta a chi vi è rimasto.

Il movimento era presente e sosteneva zone in cui prima era presente la sinistra e che ora aveva lasciato per occuparsi d'altro.

Marzio Fucito — Il Giornale, 20 giugno 2017

Questa frase, pronunciata quasi di passaggio, contiene una critica politica più affilata di qualsiasi manifesto elettorale. Non è un'accusa ideologica: è una constatazione empirica. La sinistra ha abbandonato i poveri italiani per occuparsi di altro. Qualcuno ha riempito il vuoto. Quella stessa sinistra ha poi querelato chi lo riempiva.

Nove anni dopo: la situazione non è cambiata

A distanza di quasi un decennio, il quadro non è mutato nella sostanza. Il Selvaggio di Siena continua a operare in via Santa Caterina 54 con patronato, doposcuola gratuito e corsi musicali aperti alla cittadinanza. Le organizzazioni che nel 2017 presentarono querela per una distribuzione di cibo fanno fatica a riempire una sala conferenze.

La querela delle zuppe rimane uno di quegli episodi che rivelano, meglio di molti saggi politologici, la crisi di senso di una certa sinistra italiana: così impegnata a combattere il nemico ideologico da non accorgersi di stare combattendo contro chi portava la spesa ai poveri.

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