Cittadinanza e Remigrazione: il dibattito che infiamma l'estate 2026
Tra la sentenza della Corte Costituzionale sullo ius sanguinis e la proposta di legge popolare "Remigrazione e Riconquista", il tema dell'identità nazionale torna al centro del confronto pubblico. Ecco cosa sta succedendo, spiegato in modo chiaro.
Da dove nasce il dibattito
Da oltre un anno l'Italia discute animatamente di cittadinanza per discendenza. Il punto di svolta è stato il decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36 (convertito nella legge n. 74/2025, ribattezzato dai critici "Decreto Tajani"), che ha introdotto l'articolo 3-bis nella legge 91 del 1992 sulla cittadinanza. La norma stabilisce che chi nasce all'estero ed è già in possesso di un'altra cittadinanza non acquista più automaticamente quella italiana per il solo fatto di discendere da un avo italiano, salvo specifiche eccezioni legate a domande presentate entro il 27 marzo 2025 o alla residenza in Italia di un genitore.
Una rottura netta rispetto al passato: fino ad allora, il vincolo di sangue trasmetteva la cittadinanza senza limiti generazionali, anche a discendenti che non avevano mai messo piede in Italia.
Cosa ha deciso la Corte Costituzionale
Il 30 aprile 2026 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 63/2026, si è pronunciata su una questione sollevata dal Tribunale di Torino, chiamata a valutare se la nuova norma comportasse, di fatto, una revoca retroattiva di uno status già acquisito.
La Corte ha scelto una via intermedia, spostando il piano del ragionamento: non si tratterebbe di una perdita della cittadinanza, ma di un intervento sui criteri di trasmissione dello status. Una distinzione che, pur tecnica, ha conseguenze concrete enormi per milioni di discendenti della diaspora italiana nel mondo, specialmente in Argentina, Brasile e Stati Uniti, dove le domande di riconoscimento avevano raggiunto numeri record.
La proposta "Remigrazione e Riconquista"
Proprio mentre il dibattito giudiziario proseguiva, è stata depositata una proposta di legge di iniziativa popolare intitolata "Remigrazione e Riconquista", che punta ad abrogare la legge 74/2025 e a ripristinare il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis senza limiti generazionali per i discendenti di cittadini italiani.
Il testo, tuttavia, non si limita alla questione della discendenza. Si inserisce in un pacchetto più ampio, che comprende:
- Un Programma Nazionale di Remigrazione, per favorire il rientro assistito di stranieri regolarmente presenti nei Paesi d'origine
- Inasprimento delle sanzioni contro l'immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani
- Un registro nazionale dei cittadini naturalizzati la cui cittadinanza sia stata revocata per reati gravi
- Un Fondo per la Natalità Italiana e programmi di inserimento lavorativo dedicati agli italo-discendenti che rientrano
La proposta ha riacceso un dibattito che va oltre l'aspetto burocratico: da un lato chi rivendica l'italianità della diaspora come legame affettivo, familiare e culturale mai reciso; dall'altro chi teme che il ripristino dello ius sanguinis illimitato produca cittadini privi di qualunque legame reale con la vita quotidiana del Paese.
Il nodo centrale del confronto pubblico riguarda quanto la rivendicazione storica delle comunità di origine italiana all'estero possa essere distinta dal più ampio progetto politico in cui la proposta è inserita, fatto di sovranità identitaria e restrizione migratoria.
Perché la questione riguarda la memoria e l'identità nazionale
Al netto delle norme e degli articoli di legge, la vicenda ripropone una domanda che Il Selvaggio ha sempre considerato centrale: cosa significa, oggi, essere italiani, in Italia e nel mondo? Il criterio del sangue, quello della residenza, quello dell'appartenenza culturale: nessuno di questi esaurisce da solo la complessità dell'identità nazionale, ma tutti concorrono a definirla.
Per una comunità come la nostra, impegnata quotidianamente sul fronte della memoria storica e della coesione sociale del territorio, la vicenda della cittadinanza e della remigrazione non è un tema astratto: è la stessa domanda che da sempre accompagna chi si occupa di identità, radici e comunità, applicata alla scala nazionale e alla diaspora di milioni di italiani nel mondo.
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