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Karl Popper in piazza Maggiore.

■ Il Selvaggio · Siena · Editoriale luglio 2026
Bologna · Ordine pubblico · Piazza · Compassione e responsabilità

Il caso Fakir: tra compassione vera e strumentalizzazione di piazza

Di fronte alla morte di un uomo e alla devastazione del centro di Bologna, ci si aspetterebbe rispetto e silenzio. Invece arrivano le bandiere palestinesi e la caccia al colpevole. Un’analisi che prova a tenere insieme la compassione e il buonsenso.


Di fronte a una tragedia come quella di Fakir, bisognerebbe portare rispetto sia per chi è morto, sia per chi è coinvolto per dovere di servizio. Non dobbiamo dimenticare che gli agenti e i paramedici erano stati chiamati da cittadini che evidentemente si sentivano in pericolo.

Avevano una bodycam addosso: erano quindi consapevoli che ogni loro azione sarebbe stata registrata. Non restava che dispiacersi, perché tutti — ripeto, tutti i coinvolti — sono dei poveracci come noi, che vivono di stipendio e non escono la mattina per andare ad ammazzare o farsi ammazzare. La cosa giusta era attendere gli esiti dell’indagine.


Fakir non era uno stinco di santo — pluripregiudicato per fatti di droga e violenza — ma non per questo va disprezzato o giudicato, né ci si può rallegrare della sua morte.

La prima scrematura che faccio tra gli esseri umani è tra chi prova compassione per i destini altrui e chi no. Non è una differenza da poco.

Ma anch’io ho i miei limiti. Non provo compassione né per i deficienti, né per i cosiddetti “canidi umani” — coloro che sin dalla notte dei tempi hanno frenato il progresso umano. E fra questi ci metto senza esitazione sia chi ha esultato per la morte di Fakir, sia chi ha già condannato agenti e paramedici senza sapere nulla di come siano andate realmente le cose.


Poi c’è la questione della manifestazione, che è gravissima. Come può un sindaco convocare una manifestazione che si trasforma in quello che abbiamo visto? Una piazza che aggiunge una nota di comicità e ulteriore tragedia portando le bandiere palestinesi in Piazza Maggiore e devastando il centro di Bologna.

A differenza di Popper, che invitava a tollerare tutto tranne l’intolleranza, io reclamo il diritto di non tollerare gli intolleranti — ma anche i deficienti e i canidi umani.

La posizione de Il Selvaggio Rispetto per i morti, rispetto per chi lavora in divisa, attesa degli esiti processuali. Nessuna strumentalizzazione politica del lutto. Nessuna tolleranza per chi devasta le città nel nome di una “giustizia” già emessa prima che i fatti fossero accertati.
Il Selvaggio · Siena Opinione redazionale · www.ilselvaggio.it

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