Il caso Fakir: tra compassione vera e strumentalizzazione di piazza
Di fronte alla morte di un uomo e alla devastazione del centro di Bologna, ci si aspetterebbe rispetto e silenzio. Invece arrivano le bandiere palestinesi e la caccia al colpevole. Un’analisi che prova a tenere insieme la compassione e il buonsenso.
· Redazione Il Selvaggio · www.ilselvaggio.it
Di fronte a una tragedia come quella di Fakir, bisognerebbe portare rispetto sia per chi è morto, sia per chi è coinvolto per dovere di servizio. Non dobbiamo dimenticare che gli agenti e i paramedici erano stati chiamati da cittadini che evidentemente si sentivano in pericolo.
Avevano una bodycam addosso: erano quindi consapevoli che ogni loro azione sarebbe stata registrata. Non restava che dispiacersi, perché tutti — ripeto, tutti i coinvolti — sono dei poveracci come noi, che vivono di stipendio e non escono la mattina per andare ad ammazzare o farsi ammazzare. La cosa giusta era attendere gli esiti dell’indagine.
Fakir non era uno stinco di santo — pluripregiudicato per fatti di droga e violenza — ma non per questo va disprezzato o giudicato, né ci si può rallegrare della sua morte.
La prima scrematura che faccio tra gli esseri umani è tra chi prova compassione per i destini altrui e chi no. Non è una differenza da poco.
Ma anch’io ho i miei limiti. Non provo compassione né per i deficienti, né per i cosiddetti “canidi umani” — coloro che sin dalla notte dei tempi hanno frenato il progresso umano. E fra questi ci metto senza esitazione sia chi ha esultato per la morte di Fakir, sia chi ha già condannato agenti e paramedici senza sapere nulla di come siano andate realmente le cose.
Poi c’è la questione della manifestazione, che è gravissima. Come può un sindaco convocare una manifestazione che si trasforma in quello che abbiamo visto? Una piazza che aggiunge una nota di comicità e ulteriore tragedia portando le bandiere palestinesi in Piazza Maggiore e devastando il centro di Bologna.
A differenza di Popper, che invitava a tollerare tutto tranne l’intolleranza, io reclamo il diritto di non tollerare gli intolleranti — ma anche i deficienti e i canidi umani.
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