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BOLLETTINO PRIMA PAGINA - IL SELVAGGIO Aggiornamento di prima pagina · 07/08/2026 · ore 07:30

Venerdì 7 Agosto 2026 Aggiornamento di prima pagina Bollettino delle ore 07:30
Analisi · Ucraina. Aggiornato il

Il corto circuito: l’Europa che odia le Patrie ma ha bisogno dei patrioti per non morire

C’è una scena che l’Europa non vuole vedere, perché se la vedesse dovrebbe fare i conti con sé stessa: uomini con il tridente ucraino cucito sulla spalla che combattono nel fango del Donbass non per la NATO, non per Bruxelles, ma per la loro terra. Per la loro lingua. Per la loro Patria. E quella Patria ha un nome che l’Europa non osa pronunciare: nazione.

Firma: Fux Fucito Lettura: 6 min Stato: pubblicato

C’è una scena che l’Europa non vuole vedere, perché se la vedesse dovrebbe fare i conti con sé stessa. È la scena di uomini con il tridente ucraino cucito sulla spalla, che combattono nel fango del Donbass, che resistono nelle trincee, che muoiono sotto le bombe. E che lo fanno non per la NATO, non per Bruxelles, non per l’Occidente liberale. Lo fanno per la loro terra. Per la loro lingua. Per la loro Patria.

E quella Patria, per molti di loro, ha un nome che l’Europa non osa pronunciare: nazione.

I patrioti che l’Europa non vuole nominare

Andriy Biletsky non combatte per l’Unione Europea. Non combatte per il Fondo Monetario Internazionale. Non combatte per i valori liberali, per il progresso, per l’inclusione, per i gay pride. Combatte per l’Ucraina. Per un’idea di Ucraina che è sangue, terra, memoria, appartenenza. Un’idea che l’Europa radical, quella dei salotti buoni, delle università, dei media progressisti, ha dichiarato morta, superata, pericolosa.

Eppure è quella stessa idea che tiene in piedi la resistenza. Sono i battaglioni nazionalisti, le brigate patriottiche, i volontari che si arruolano non perché gliel’ha chiesto la NATO ma perché la loro casa è in fiamme. Sono uomini e donne che non leggono Foucault, non frequentano i circoli arcobaleno, non fanno il check dei pronomi prima di parlare. Combattono. E combattono per una cosa che l’Europa ha smesso di capire: la Patria.

Biletsky e la destra ucraina non sono il braccio armato dell’Occidente liberale. Sono il braccio armato di una nazione che non vuole morire. E questa distinzione, per l’Europa, è insopportabile.

Il nemico non è il fascismo ma il neo-comunismo russo

C’è un’altra verità che l’Europa non vuole guardare. Il nemico che questi uomini combattono non è un generico “autoritarismo”. Non è un vago “imperialismo”. È qualcosa di molto preciso, di molto riconoscibile, di molto novecentesco: è il neo-comunismo russo. È la nostalgia sovietica riciclata in chiave imperiale. È il culto dello Stato forte, del leader eterno, della patria socialista che si espande. È Putin che parla di “denazificazione” usando il linguaggio del 1945 per giustificare un’invasione del 2022. È il KGB riciclato in FSB. È il Politburo riciclato in Consiglio di Sicurezza. È l’Armata Rossa riciclata in “operazione militare speciale”.

Biletsky e i suoi combattono questo. Non un’astrazione. Non un’idea. Un nemico concreto, con una bandiera, una storia, un’ideologia. E lo combattono in prima linea, con il sangue, non con le sanzioni, non con i comunicati, non con le risoluzioni ONU.

E l’Europa, che per decenni ha fatto dell’antifascismo la propria religione civile, si ritrova nella posizione assurda di aver bisogno di uomini che considera “fascisti” per fermare un nemico che è, a tutti gli effetti, l’erede del comunismo sovietico. Il cortocircuito è perfetto. E l’Europa non lo risolve. Lo ignora.

Zelensky: l’uomo per cui non si muore

E poi c’è Zelensky. L’eroe mediatico costruito a tavolino dalle serie TV americane. Il presidente in maglietta verde. L’uomo che l’Occidente ha trasformato in un brand, in un personaggio da talk show.

Ma Zelensky non è la Nazione e la destra ucraina lo sa. Lo sa perché Zelensky è un centrista, un uomo di compromesso, un prodotto della politica. E la guerra non si fa con il compromesso. La guerra si fa con la convinzione. Con la rabbia. Con l’odio sacro per chi ti invade. E quella rabbia, quella convinzione, quell’odio sacro, non stanno nel palazzo presidenziale di Kyiv. Stanno nelle trincee. Stanno nei battaglioni. Stanno negli uomini come Biletsky, che non chiedono permesso, non negoziano, non fanno diplomazia. Combattono.

La tensione tra Zelensky e la destra nazionalista non è un segreto. È strutturale. Zelensky ha bisogno dell’Occidente, dei suoi soldi, delle sue armi, della sua legittimazione. La destra ucraina non ha bisogno di nessuno. Ha bisogno solo della propria terra e della propria volontà. E questa differenza di fondo crea una frattura che nessuna propaganda può nascondere.

«L’Europa che odia le frontiere ha bisogno di chi le difende. L’Europa che disprezza la nazione ha bisogno di chi muore per la nazione.»

Dal bollettino delle ore 07:30

L’Europa radical e il suo specchio

Ed eccolo, il cortocircuito. Eccolo in tutta la sua oscena evidenza.

L’Europa radical, quella che ha fatto della decostruzione delle identità nazionali la propria missione, quella che considera il patriottismo un residuo tossico, quella che insegna nelle università che la nazione è un costrutto oppressivo – quella stessa Europa ha bisogno dei nazionalisti ucraini per non essere invasa. Ha bisogno di uomini che credono nella Patria, che muoiono per la Patria, che uccidono per la Patria. Perché senza di loro, senza quella fede arcaica, tribale, pre-politica nella propria terra, l’Ucraina cadrebbe. E con l’Ucraina, cadrebbe l’Europa.

L’Europa che odia le frontiere ha bisogno di chi le difende. L’Europa che disprezza la nazione ha bisogno di chi muore per la nazione. L’Europa che ha abolito il concetto di “nemico” ha bisogno di chi il nemico lo guarda in faccia e gli spara.

È un’ipocrisia così perfetta da essere quasi comica. Se non fosse che ci sono uomini che muoiono.

Il prezzo della rimozione

L’Europa non vuole vedere Biletsky. Non vuole vedere i simboli, le bandiere, il linguaggio. Perché se li vedesse, dovrebbe ammettere che la sua guerra culturale contro l’identità nazionale, contro la Patria, contro l’appartenenza, ha creato un vuoto. E che quel vuoto, in Ucraina, è stato riempito da uomini che l’Europa considera mostri. Ma che sono gli unici che invece combattono.

L’Europa preferisce parlare di “resistenza democratica”, di “valori europei”, di “difesa della libertà”. Parole vuote. Parole che non scaldano, non mobilitano, non fanno prendere un fucile e andare in trincea a meno venti. Ciò che scalda, ciò che mobilita, ciò che fa prendere un fucile, è una cosa più antica, più semplice, più vera: questa è la mia terra, e non te la do.

Biletsky lo sa. La destra ucraina lo sa. L’Europa no. E finché non lo saprà, sarà condannata a dipendere da uomini che disprezza per difendere Valori in cui non crede più.

Epilogo

Il cortocircuito non si risolve. Si vive. Si attraversa. Si guarda in faccia. E si ammette che la realtà è più complicata delle nostre categorie, che la guerra non rispetta le nostre ideologie, che la Patria non è un concetto che puoi abolire per decreto. Puoi abolirla nei salotti. Puoi abolirla nelle università. Puoi abolirla nei media. Ma non puoi abolirla nel fango di una trincea, sotto le bombe, con il nemico a cento metri.

Là, la Patria esiste. E chi la difende non ti chiede il permesso. Non ti chiede l’approvazione. Non ti chiede di essere politically correct. Ti chiede solo di non voltarti dall’altra parte.

L’Europa si volterà?

«La Patria non è un’opinione. È un fatto. E i fatti non si aboliscono.»

Epilogo · Il Selvaggio

La sintesi del caso

  • Uomini con il tridente ucraino combattono nel fango del Donbass: non per la NATO o per Bruxelles, ma per la loro terra.
  • Andriy Biletsky e la destra nazionalista: il braccio armato di una nazione che non vuole morire.
  • Il nemico ha un nome preciso: neo-comunismo russo, nostalgia sovietica riciclata in chiave imperiale.
  • Zelensky, l’uomo per cui non si muore: un centrista che ha bisogno dell’Occidente; la destra ucraina ha bisogno solo della propria terra.
  • L’Europa radical, che disprezza la nazione, dipende dai nazionalisti che considera mostri.
  • La Patria non è un’opinione. È un fatto. E i fatti non si aboliscono.

«La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.»

Articolo 2 · Costituzione italiana

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