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"LA FILA IN VIA BRACCI"

Opinioni · Sicurezza e Territorio 19 luglio 2026 · Aggiornamento territorio senese
Editoriale del giorno

La fila in via Bracci e la sicurezza che Siena merita

L'immagine dei cittadini senesi in attesa davanti al Comando dei Carabinieri vale più di mille comunicati. Dice che la narrazione rassicurante è finita. E che otto anni dopo, un'idea diventa finalmente realtà.

La sicurezza non è un'opinione. Non è un comunicato. Non è una telecamera. È una presenza. E Siena la merita. Adesso. C'è un'immagine che vale più di mille comunicati stampa, più di mille rassicurazioni istituzionali, più di mille "va tutto bene". È la fila. La fila interminabile di cittadini senesi davanti al Comando Provinciale dei Carabinieri di via Bracci. In attesa. Ore. Per riconoscere i propri gioielli, i propri preziosi, la propria vita rubata e fortunatamente recuperata dalle Forze dell'Ordine.

Due verità cristalline

Quella fila è una fotografia. E quella fotografia dice due cose. Due cose precise, cristalline, impossibili da negare. La prima cosa che quella fila dice è l'intelligenza, la capacità, la dedizione degli uomini e delle donne delle nostre Forze di Polizia. Uomini e donne che lavorano con mezzi insufficienti, con organici gravemente sotto dimensionati, con turni massacranti e risorse che non bastano mai. E che, nonostante tutto, ottengono risultati brillanti. Che recuperano refurtiva. Che individuano responsabili. Che fanno il proprio dovere con una professionalità che meriterebbe rispetto, risorse, e gratitudine.

A loro va il primo pensiero. Perché senza il loro lavoro, quella fila non esisterebbe. E senza il loro lavoro, Siena sarebbe ancora più sola.

Non si può più dire che va tutto bene quando c'è una fila di cittadini che aspetta di riconoscere i propri gioielli rubati.

La narrazione rassicurante è finita

La seconda cosa che quella fila dice è ancora più importante. Dice che la narrazione rassicurante è finita. Dice che le dichiarazioni istituzionali degli ultimi anni – quelle che riducevano ogni furto a un "episodio isolato", ogni scippo a un "evento sporadico", ogni ondata di microcriminalità a una "percezione esagerata" – sono arrivate al capolinea.

Non si può più dire che sono "casi isolati" quando le classifiche del Sole 24 Ore piazzano Siena in fondo alla graduatoria nazionale per scippi, borseggi e furti in appartamento. Non si può più parlare di "percezione" quando la realtà è così evidente da poterla toccare con mano, in una fila, in via Bracci, sotto gli occhi di tutti.

Quel velo è caduto. E la realtà che appare sotto è chiara. Cristallina. Implacabile.

Otto anni di opacizzazione

Bisogna dirlo con chiarezza: per anni è stata perseguita una precisa volontà politica. Una strategia. Non di contrasto alla criminalità, ma di opacizzazione del fenomeno. Una ostentazione di artificiosa sicurezza, costruita su comunicati stampa che emanavano una blanda quanto sterile rassicurazione. Tutto doveva apparire sotto controllo. Tutto doveva essere liquidato come evento isolato, scollegato dalla realtà quotidiana. Perché ammettere il problema significava ammettere il fallimento. E ammettere il fallimento significava perdere consenso.

La verità sulla microcriminalità senese
  • Pestilenza quotidiana: una microcriminalità diffusa, capillare, odiosa che erode la qualità della vita e genera paura.
  • Consensus building fallito: il consenso non si costruisce sul silenzio, ma sulla verità dei fatti.
  • Cittadini costretti alla difensiva: gente che chiude le porte a doppia mandata, che non esce la sera, che si guarda le spalle.

E questa pestilenza va curata. Non negata.

Un'idea semplice, otto anni dopo

Otto anni fa, quando il Generale Fucito si candidò a sindaco di Siena per CasaPound con il sostegno dell'Associazione Culturale Il Selvaggio, propose un'idea semplice. Non la militarizzazione. Non le "Strade Sicure" di facciata, inutili e costose. Non le telecamere ovunque come se un occhio elettronico potesse sostituire la presenza umana.

Il Selvaggio propose una cosa diversa: il controllo del territorio affidato a una sinergia reale tra Forze dell'Ordine e Polizia Locale, con unità dedicate specificamente al contrasto della microcriminalità. Prevenzione, non solo repressione. Presenza, non solo sorveglianza. Cultura della legalità, non solo telecamere.

Il cittadino non vuole sapere chi lo ha derubato. Il cittadino vuole non essere derubato.

Meglio tardi che mai, ma non basta

Otto anni. Ci sono voluti otto anni perché quell'idea venisse recepita. E oggi l'attuale amministrazione annuncia, finalmente, che metterà in campo una parte della Polizia Municipale dedicata a questo scopo. Bene. Meglio tardi che mai. Ma non basta annunciare. Bisogna fare. Bisogna dotare quelle unità di mezzi, di formazione, di coordinamento reale con Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Bisogna che non sia un annuncio da campagna elettorale, ma un impegno strutturale, permanente, verificabile.

Cosa serve davvero a Siena
  • Presenza umana: pattuglie che girano, che si vedono, che parlano con i cittadini.
  • Conoscenza del territorio: agenti della Polizia Locale che conoscono il quartiere e sanno dove si concentrano i furti.
  • Intervento preventivo: agire prima, non dopo. Prevenzione, non solo repressione.
  • Coordinamento reale: sinergia tra tutte le Forze dell'Ordine, non sovrapposizioni.

La sicurezza vera

Siena non si rende sicura con le telecamere. Le telecamere servono a identificare il colpevole dopo che il reato è stato commesso. Ma il cittadino vuole camminare tranquillo. Vuole vivere il centro storico, le piazze, le Contrade, senza guardarsi alle spalle. Vuole divertirsi, uscire, godersi la propria città senza la paura costante.

La sicurezza vera è prevenzione. È presenza. È una cultura della legalità che si coniuga con il piacere del tempo libero, con la bellezza di Siena, con la vita di una comunità che non vuole vivere nella paura.

Non servono i soldati. Non servono le telecamere. Servono uomini e donne in divisa che camminano, che controllano, che prevengono. Servono risorse. Serve coordinamento. Serve una politica che smetta di rassicurare e inizi a fare.

La fila in via Bracci non è un'immagine di sconfitta. È un'immagine di verità. È la prova che il velo è caduto e che nessuno può più fingere. Otto anni fa CasaPound propose un'idea. Oggi quella idea diventa realtà. Con colpevole ritardo, ma diventa realtà.
Ora la si realizzi davvero. Non per i comunicati. Non per le classifiche. Per i cittadini. Per quella fila in via Bracci. Perché non debba più esistere.
— Redazione Il Selvaggio

Il Selvaggio Siena · 19 luglio 2026
Associazione Culturale
#Siena #Sicurezza #Carabinieri #CasaPound #IlSelvaggio #Microcriminalità #Territorio

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