Passa ai contenuti principali

Da Piazza Santo Spirito a San Sepolcro: i reduci senesi e la genesi del Fascio

Siena · Storia locale · 1918–1919

Da Piazza Santo Spirito a San Sepolcro: i reduci senesi e la genesi del Fascio

Fonte: pagina curata da Andrea Bianchi Sugarelli

Siena, dicembre 1918. In Piazza Santo Spirito, numero 1. Come una fotografia in bianco e nero, al primo piano dell’elegante Palazzo che svetta imponente dietro a San Giorgio. Quattro, forse cinque ex combattenti si ritrovano in casa di un giovane aspirante avvocato, Manlio Ciliberti.

Hanno le suole delle scarpe consumate; fuori dal portone le hanno pulite perché la terra delle strade vicine era bagnata. Da bere c’è solo acqua; alle finestre entra un po’ di luce dalle tendine bianche consunte. Sono reduci delle trincee e della vittoria, ma il loro animo arde.

Qualcuno ha letto gli scritti di George Sorel che inveiva contro la «platitude» umanitaria; altri provengono dal socialismo e dal sindacalismo rivoluzionario, con l’idea di una «lotta spietata, aggressiva, violenta contro l’ordine costituito della borghesia per la creazione di una nuova realtà storica, di un nuovo ordine eroico». Grande Guerra e socialismo: il babbo e la mamma dell’Idea che diventerà dottrina.

C’è anche un liberale, Agostino Bassi. È lui, soprattutto, che sta tenendo unite le fila di chi è tornato dal fronte. Lo fa insieme a un dipendente del Monte dei Paschi, Nazareno Mezzetti. Tutti leggono Il Popolo d’Italia diretto da Benito Mussolini, ex socialista come loro, e vorrebbero un loro giornale locale che parlasse di politica, di guerra, di nuovo Stato, di vittoria e di quotidianità. Quel foglio sarà un periodico e nascerà soltanto nove mesi dopo, come tutte le gestazioni naturali. Si chiamerà L’Intervenuto.

Nel frattempo parlano, si confrontano. C’è da organizzarsi, c’è da scrivere il futuro per non restare «mutilati» pure lontani dal Fronte. Ma come? Intanto con la fondazione dell’Associazione nazionale combattenti, di cui Mezzetti sarà uno dei trascinatori. Ma questo avverrà solo ai primi di marzo dell’anno venturo.

1919: da Siena a Milano

Gli animi sono sempre più irrequieti. Siena si riorganizza dopo il conflitto bellico e lo fa ripartendo dalla sua Banca e dal Comune, in attesa delle elezioni nazionali. Le masse e la campagna torneranno alla loro vita, ma non sarà più come prima.

Da Milano gli ufficiali che fino a pochi mesi prima ordinavano gli assalti cercano ora di mettersi in contatto con i loro ex commilitoni rientrati a casa. Quello che i quattro o cinque senesi discutevano seduti intorno a un tavolo in Piazza Santo Spirito a dicembre sta prendendo forma, a loro insaputa, in via Paolo da Cannobbio, nella città meneghina.

I confronti proseguono nei primi mesi del 1919, l’anno che aprirà le porte della storia. Il 1° marzo sorge, vicino ai giardini della Lizza, l’Associazione nazionale combattenti. Si iscriveranno centinaia di ex militari, perfino l’aspirante procuratore legale Manlio Ciliberti e l’ufficiale Nazareno Mezzetti.

Pochi giorni dopo Mezzetti invierà un telegramma alla sede del Popolo d’Italia — dove sta nascendo il movimento rivoluzionario — confermando l’adesione (c’è soprattutto la firma di Agostino Bassi dei Combattenti di Siena) alla riunione in Piazza San Sepolcro a Milano, indetta da Benito Mussolini per il 23 marzo 1919.

Mezzetti e Bassi non andranno fisicamente a quella riunione. Però, per le vie del centro, ricorderà molto tempo dopo il nobile Zondadari, «si videro spuntare tanti manifestini attaccati sui muri delle case». I Fasci iniziano a costituirsi in tutta Italia, ma a Siena stentano. Intorno al neonato movimento ruotano una decina di giovani, perlopiù ex combattenti e studenti. Le settimane passano senza iniziative significative.

Estate 1919: nazionalisti, Firenze, Fiume

Il 5 luglio 1919 nasce un gruppo attivo di nazionalisti. La scelta è dovuta soprattutto al carovita e al conseguente scoppio di tumulti. Ci sono Bargagli Petrucci, Raveggi, Fiore, De Felici, Caroli, Bellucci, Bianco, Nanni. Non si uniscono ai ragazzi di Mussolini, ancora acerbi e da cui anche Agostino Bassi si distaccherà (morirà liberale nell’ottobre 1923). Condivideranno tuttavia insieme le prime battaglie. Il gruppetto dei nazionalisti sarà fortemente attaccato dal giornale senese dei socialisti.

È il 28 agosto 1919: a Firenze si tiene un’imponente assemblea fascista a cui partecipa il segretario nazionale Umberto Pasella. Nell’occasione da Siena partono Mezzetti, Adolfo Pieri, Enrico Bruni. Sarà proprio nella culla del Rinascimento che Pasella potrà prendere contatti più approfonditi con i senesi.

Quando tutto sembra pronto per la costituzione senese dei Fasci di combattimento, l’impresa fiumana di Gabriele D’Annunzio rimanda ancora l’iniziativa: quattro giorni prima dell’adunata di Firenze, da Fiume vennero cacciati i granatieri italiani, tra le cui fila vi era il senese Victor Hugo Zalaffi.

Il 14 settembre il fascio romano lancia un appello per la Patria contro il governo Nitti. Il 17 settembre il Popolo d’Italia scrive: «Il Sudario della Patria è oggi Fiume. La dignità della Patria oggi è in Fiume. Due sole parole fanno i discorsi: o Italia o morte». Tre anni dopo gli squadristi urleranno «O Roma o morte» durante la Marcia sull’Urbe.

Ma Pasella non si distrae. L’ex socialista senese Adolfo Pieri è tra i più ferventi animatori della nuova Patria e proprio in quei giorni riceve da Pasella il primo incarico ufficiale di costituire a Siena i Fasci italiani di combattimento. Si trascinerà dietro anche Giuseppe Cantucci.

Il giorno fatidico è scritto nei documenti che la storia ha conservato e nelle testimonianze: il 2 ottobre.

Articolo tratto dalla pagina curata da Andrea Bianchi Sugarelli

Commenti

Post popolari in questo blog

Il Selvaggio – Il blog Sovranista ed Identitario di Siena e provincia.

Donazioni €

Attendi un secondo

Vuoi vedere una di queste offerte prima di uscire?

💡 Puoi visitare tutte le offerte che vuoi!

Chiudi e esci
Post precedente Caricamento…
Post successivo Caricamento…